Con la pazienza del chicco di grano

pizzaballa-3Il saluto del custode di Terra santa

«È per noi, e per tutta la Chiesa di Gerusalemme qui riunita e rappresentata dagli ordinari cattolici di Terra santa e dai patriarchi delle Chiese orientali, gioia grande essere stati con lei in questo luogo santo, testimone dell’ardente desiderio di Gesù di amare i suoi fino alla fine». Così si è rivolto a Papa Francesco padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra santa, al termine della messa nel Cenacolo di Gerusalemme. «Questo luogo — ha detto — ha visto il compiersi di ogni promessa di Dio, e sa che nessuna infedeltà dell’uomo, nessun timore, e neppure il nostro tradimento, può impedire alla sua alleanza di compiersi fino alla fine, fino alle profondità dove il suo Spirito, il suo amore, dimora in noi, e noi in lui». Il custode ha poi ricordato che, come raccontano le cronache, dal Cenacolo, «acquistato per essere donato ai francescani nel lontano 1333», i frati si muovevano per celebrare al Santo Sepolcro le messe cantate e i divini uffici.
«L’ap ertura all’evangelizzazione missionaria di san Francesco — ha aggiunto — ha portato i frati qui, nella terra della nostra redenzione e la Chiesa ha confermato la nostra missione di custodi dei luoghi santi». Padre Pizzaballa ha poi fatto notare che «non c’è una basilica a custodire il luogo dove Gesù ha celebrato la sua ultima Pasqua, dove ha pregato per i suoi, dove, risorto, è apparso a donare la pace, dove lo Spirito è sceso sugli apostoli riuniti in preghiera con la Vergine Maria». Nel Cenacolo non si celebra l’Eucaristia, fatta eccezione per la visita del Papa. «È questo — ha detto — uno dei luoghi più feriti di tutta la Terra santa, testimone delle tante ferite nei popoli che la abitano, ma noi vogliamo credere che queste ferite hanno un legame misterioso e reale con le stigmate della passione con cui il risorto, qui, apparve ai suoi». E questo legame è «altrettanto misterioso e reale con quella pace che Gesù ci ha dato e lasciato, la pace che è lui stesso, il Signore vittorioso del male e della morte». Rivolgendosi al Papa, il francescano ha detto che con tutta la Chiesa c’è la disponibilità a «custodire queste ferite». Insieme, ha aggiunto, «vogliamo custodire con tenacia un’immensa fiducia, una fiducia gioiosamente pasquale: la fiducia nell’umiltà di Dio, nello stile povero e semplice del suo regno, nella pazienza del chicco di grano». Questo luogo, ha detto, «ci costringe, in qualche modo, ai piccoli passi», cioè «ci riporta all’essenziale, ci fa vivere in umiltà e fiduciosi della verità». Invita a credere che «questa è l’unica via capace di seminare e costruire comunione e amicizia, anche lì dove comunione e amicizia sono da secoli smentite. Qui, oggi, con lei, ancor più vogliamo credere che nulla è impossibile a Dio». E — è stata l’intenzione del custode — «vogliamo farlo per questa terra e per ogni terra; per questa Chiesa e per tutta la Chiesa, di cui il Cenacolo, così com’è, è simbolo eloquente». Infine padre Pizzaballa ha assicurato che, a conclusione del pellegrinaggio del Papa in Terra santa, i cristiani «rendono grazie a Dio per questa Eucaristia, segno di fraternità e comunione, sacramento di unità. La Chiesa una e indivisa che qui è nata fa risuonare nei nostri cuori il comandamento nuovo, segno distintivo della sequela di Cristo Signore». Nella cerimonia svoltasi al Santo Sepolcro il giorno precedente — ha ricordato — «il sogno dell’unità di cui il Cenacolo è simbolo, ci è sembrato vicino e tangibile e ci ha fatto esultare». Per questo, ha detto al Pontefice, «in unione a tutti i popoli di questa terra, al termine di questo suo pellegrinaggio, le porgiamo il nostro sincero e affettuoso ringraziamento per l’alta testimonianza di pace e di unità che ci ha consegnato, e le assicuriamo la nostra preghiera costante e sincera, qui e in tutti i luoghi della redenzione».

© Osservatore Romano - 28 maggio 2014