Martyrs

I martiri della Libia tra i santi della Chiesa copta

prigionieri copti martiriAd appena una settimana dalla loro esecuzione il patriarca copto Tawadros ha inserito i nomi dei 21 martiri trucidati dall'Is nel Synaxarium

di Giorgio Bernardelli

Santi subito e non solo nella percezione dei cristiani egiziani. Ad appena una settimana dal loro barbaro eccidio, il papa copto Tawadros II ha deciso di iscrivere i 21 martiri - sgozzati dal sedicente Stato islamico in Libia semplicemente perché cristiani - nel Synaxarium, cioè nel libro della Chiesa copta.

Tawadros ha anche stabilito che la loro memoria sia celebrata il giorno 8 del mese di Amshir, che corrisponde al 15 febbraio del calendario gregoriano ed è il giorno in cui è stato diffuso il video della loro macabra uccisione. Significativamente il patriarca copto ha deciso di mantenere quella data nonostante il calendario liturgico copto preveda per quel giorno la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.


Da quando le immagini hanno mostrato chiaramente i copti pronunciare il nome di Gesù prima di essere uccisi, la devozione verso questi martiri si è diffusa rapidissimamente in Egitto. Un giovane pittore copto, Wael Mories ha anche realizzato un quadro che li ritrae dietro a Gesù che porta la croce indossando la tuta arancione dei prigionieri dello Stato islamico: l’immagine è subito diventata virale sui social network. E il presidente al Sisi ha anche annunciato che autorizzerà la costruzione di una chiesa in loro nome a Minya, la città di cui erano originari (che è anche quella dove il maggior numero di chiese vennero devastate nell’estate 2014).

Intanto Il Santo Sinodo copto si sta mobilitando per capire quanti e dove sono i lavoratori copti tuttora in Libia. È stato costituito un Comitato di crisi - riferiscono fonti egiziane consultate dall'Agenzia Fides - che fa capo a Anba Raphael, il Segretario del Santo Sinodo. Il Comitato sta raccogliendo informazioni tra le famiglie dei copti emigrati in Libia per motivi di lavoro, per poi provvedere al loro rientro in coordinamento con le istituzioni militari e civili egiziane. L'indicazione rivolta alle famiglie è quella di fornire entro il 28 febbraio notizie utili che aiutino a contattarli per poi elaborare piani di rimpatrio dalle varie regioni libiche, a partire da quelle più interessate dai conflitti.

©  http://vaticaninsider.lastampa.it/    23.2.2015