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Vivere da Cristiani - Incontro con Monsignor Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia del Nord

venerdì 19 agosto 2016

“Amicizia” è la parola che colpisce e rimane impressa alla mente dopo l’incontro delle 19.00 nel Salone Intesa Sanpaolo B3 con Monsignor Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia del Nord. “Cosa significa vivere da Cristiani in Arabia, un paese dove Cristo sembra apparentemente sconosciuto?”, questa

la domanda del direttore del mensile Tracce, Davide Perillo.

Il missionario comboniano (“cioè missionario a vita”) da 47 anni si trova nei paesi arabi. Prima dell’ordinazione i superiori gli chiesero dove intendesse vivere la vita missionaria chiedendogli di indicare tre destinazioni possibili. Scrisse: “1. nei paesi arabi; 2. nei paesi arabi; 3. nei paesi arabi”. “Ho accettato quello che il Signore, a mia insaputa, mi aveva ispirato perché questa era la sua volontà e Lui sapeva che era il massimo bene per me”, racconta Ballin. Nel 2011 la Santa Sede gli affidò il Bahrain, il Kuwait, il Qatar e l’Arabia Saudita: un Vicariato con oltre due milioni di cattolici e grande sette volte l’Italia.

“Questo ‘Tu’ che è “un dono per me”, sono i quattro Paesi del Golfo di cui sono responsabile”, dice Ballin, che analizza brevemente le caratteristiche principali dei paesi. “Nel Bahrain la religione di Stato è l’Islam ed il Paese è governato dalla dinastia sunnita dei Khalifa. Nel Kuwait l’Islam è la religione di Stato e la Shari’a è la fonte principale della legislazione. Il Qatar è un paese arabo indipendente e l’Islam è la sua religione, la Shari’a la fonte della sua legislazione, nell’Arabia Saudita l’islam sunnita è l’unica religione autorizzata nel paese e nessun altro culto è permesso, nemmeno in privato”.

“I Paesi hanno basato la loro economia sul petrolio, ma il calo del prezzo li ha messi in serie difficoltà. La politica può fare molto poco se non c’è il cambiamento, la conversione dei cuori” - prosegue il vescovo - “la Chiesa nel Golfo è una Chiesa di migranti. Il clero, i religiosi, i laici svolgono una funzione solamente religiosa nell’ambito delle parrocchie e nelle scuole, là dove le autorità statali le permettono”.

“Noi cristiani collaboriamo per la formazione di una società sempre più umana. Non possiamo occuparci di tanti problemi sociali, né, tanto meno, entrare in politica, ma siamo parte integrante di quel processo di pace e di convivenza fraterna che si riflette nello stesso tessuto sociale e politico. Nel Golfo siamo in una zona di transito perché, o per gli studi universitari o per aver raggiunto l’età della pensione, i nostri fedeli ci lasciano. La nostra vocazione è il mondo intero, mandiamo nei vari Paesi del mondo una ricchezza molto più grande dell’esportazione di petrolio, mandiamo discepoli di Gesù Cristo ed è nostra missione aiutarli affinché dove andranno siano ‘luce del mondo e sale della terra’'".

“La sfida che ogni giorno cerchiamo di accogliere – ha aggiunto Ballini - è quella di passare da una spiritualità di conservazione, di devozionismo tradizionale, ad una esperienza profonda della dolce amicizia con Gesù - ha concluso il presule - se dopo 47 anni sono ancora nel mondo arabo è perché ho trovato nei cristiani e nei musulmani dei fratelli che mi accompagnano nella mia vita. Non ho mai avuto nessun problema personale con i musulmani, anzi ho trovato tra di essi degli amici sinceri e fedelissimi. Dopo 47 anni posso dire che è infinitamente di più quello che ho ricevuto dal mondo arabo di quanto io abbia dato finora. Sono profondamente convinto e lieto di poter dire con tutta sincerità a qualsiasi fratello arabo o non arabo: tu sei un bene per me. Qui mi sento completamente libero perché faccio il mio lavoro”.

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