Dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani - A cinquant’anni dalla «Nostra aetate»
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- Creato: 02 Novembre 2015
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GERUSALEMME, 2. «Il dialogo tra musulmani e cristiani in Terra santa non è fondato solo su una cultura e un linguaggio condiviso, ma si basa sul concetto di rispetto inscritto nella Nostra aetate». Parole del gesuita David Neuhaus, vicario del patriarcato di Gerusalemme dei Latini per i fedeli cattolici di espressione ebraica. In uno scritto diffuso dal sito in rete del patriarcato il religioso presenta una personale riflessione — «uno sguardo dalla Terra santa» — sui cinquant’anni della Nostra aetate, il documento più breve del Vaticano II ma anche «uno dei più significativi e più rivoluzionari » perché «ha gettato le fondamenta del dialogo interreligioso contemporaneo». Un dialogo che è cresciuto costantemente nel corso degli ultimi decenni, soprattutto in Europa e in America, ma che nel caso della Terra santa ha ovviamente «caratteristiche» e «prospettive» tutte particolari. Infatti, «malgrado la violenza e le tensioni che esistono tra arabi palestinesi ed ebrei israeliani, la Chiesa cerca con coraggio di attuare gli insegnamenti della Nostra aetate, sottolineando gli aspetti positivi delle relazioni tra ebrei e cristiani ». Alla luce di ciò, rileva padre Neuhaus, «oltre al patrimonio biblico condiviso da ebrei e cristiani, la Chiesa cattolica sottolinea che in Terra santa, ebrei, cristiani e musulmani hanno vissuto insieme e hanno condiviso le relazioni sociali e culturali, che sono chiaramente sotto le tracce lasciate nella civiltà araba». Per quanto riguarda gli arabi cristiani e i musulmani, «se non condividono la stessa religione, vivono nella stessa società, parlano la stessa lingua e la stessa cultura. Da ciò, il dialogo con i musulmani è una priorità per la Chiesa locale in modo più evidente che altrove».© Osservatore Romano - 2-3 novembre 2015