Parole chiare per isolare il terrorismo
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- Creato: 21 Novembre 2015
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ROMA, 21. Not in my name: con questo slogan i musulmani d’Italia manifestano oggi in piazza dei Santi Apostoli, a Roma, per affermare «senza se e senza ma» il loro rifiuto del terrorismo, per rispondere alla strage di Parigi e gridare insieme «Non nel mio nome». A promuovere l’incontro è stata l’Unione delle comunità islamiche d’Italia (Ucoii). «Questa manifestazione — ha spiegato il presidente Izzeddin Elzir — ha due significati. Innanzitutto è un messaggio interno alla comunità islamica per dire Not in my name riguardo questi atti criminali che stanno spargendo sangue in tanti Paesi nel mondo. Le prime vittime di questi terroristi siamo noi musulmani, quindi dobbiamo condannare il terrorismo in maniera netta. Poi è un messaggio ai nostri concittadini: dobbiamo e possiamo vincere la paura e il terrorismo soltanto se siamo uniti. L’obiettivo dei terroristi è creare delle barriere tra i musulmani e i non musulmani». All’incontro è stata invitata tutta la realtà islamica italiana ma non solo: «Abbiamo chiesto ai nostri concittadini di essere con noi. Per chi non riesce a venire a Roma abbiamo organizzato dei presidi locali in tutta Italia», ha detto Elzir. Dal canto suo la Comunità religiosa islamica (Coreis) ha lanciato un appello affinché alla mobilitazione aderiscano tutti i musulmani, italiani, marocchini, pakistani, senegalesi, turchi, presenti nel Paese. Ha assicurato il suo sostegno anche la Confederazione islamica italiana (Cii), oltre a decine di centri, comunità, associazioni e singoli imam. I musulmani italiani, accusati da alcune parti di restare silenziosi o passivi di fronte al terrorismo, rispondono dunque con parole chiare, con gesti concreti. Ieri Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia (che ospita la moschea di Roma), ha sottolineato l’inserimento nel sermone del venerdì di una condanna delle stragi di Parigi: «Abbiamo aggiunto un paragrafo col quale condanniamo il terrorismo dicendo che la vita umana è sacra e gli attentati non sono accettabili dall’islam e dai musulmani. Il terrorismo sfrutta la religione per scopi politici e ideologici», ha aggiunto, stigmatizzando «un’i n t e r p re t a z i o n e falsa di una religione che trascina i giovani e gli fa il lavaggio del cervello con un radicalismo che dobbiamo combattere». Redouane — al quale il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha scritto una lettera per aderire all’iniziativa — ha esortato gli imam in Italia a «non allontanarsi dal messaggio di pace e a non cadere nella trappola del radicalismo ». Anche a Milano la comunità musulmana si mobilita. Alla Casa della cultura islamica, durante la preghiera del venerdì, è stato letto un messaggio di fratellanza che rifiuta e condanna il terrorismo. «L’islam è religione della costruzione, della giustizia, della pace — ha detto l’imam Mahmoud Asfa — e i terroristi non appartengono all’islam». Oggi è prevista una marcia contro terrorismo, guerre e islamofobia. Si rivolge agli italiani l’imam di Segrate, Ali Abu Shwaima, chiedendo di essere uniti contro il terrorismo: «Questa non è una guerra di religione o di civiltà ». Chiare prese di posizione anche da parte degli imam di Parma e di Grosseto («se vediamo qualcosa che non va nelle nostre moschee abbiamo il dovere di segnalarlo alle autorità», ha detto quest’ultimo), mentre a Lecce, a Cosenza, a Catania e a Palermo cristiani e musulmani hanno marciato insieme inneggiando alla pace. Nessun raduno invece ieri a Parigi, annullato dalla prefettura per motivi di sicurezza. Nella Grande moschea, il rettore Dalil Boubakeur si è rivolto agli estremisti: «Che Allah indichi loro la via del vero islam, dell’islam che è pace».
© Osservatore Romano - 22 novembre 2015