Collaborazione per il bene di tutti

dialogo cristiani ebreiMILANO, 7. «Un’ulteriore tappa nella storia» dei rapporti tra cattolici e ebrei, ma anche un’occasione per «lanciare un messaggio» di pace in un contesto internazionale in cui i conflitti sono sempre più spesso alimentati da un falso concetto di religione, «vissuta come generatrice di odio, violenza, distruzione».
Così il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, parla dell’ormai imminente — 17 gennaio — visita di Papa Francesco al Tempio maggiore. Rispondendo sull’edizione odierna del «Corriere della Sera» alle domande di Daria Gorodisky, il capo spirituale della più antica comunità della diaspora giudaica evidenzia le differenze tra la prossima visita del Pontefice con quelle dei suoi predecessori. «La visita di Wojtyła, trent’anni fa, fu la rivoluzione, lo spartiacque. La seconda, è stata fatta da un Papa, Ratzinger, che aveva un particolare rapporto con l’ebraismo e che ha voluto sottolineare la continuità. Il suo stile era dottrinale, teologico, sapienziale, anche formale. Adesso credo che gli elementi principali siano la continuità, il particolare momento storico, ma anche il rapporto diverso, pastorale, che Francesco ha con il pubblico». In questo senso, Di Segni immagina che «Bergoglio vorrà salutare direttamente il numero più alto possibile di persone. E molti ebrei avranno piacere di stringergli la mano». Una visita che avviene nel pieno del giubileo, che «è evento cristiano, per quanto il suo nome derivi da un istituto biblico. Noi lo rispettiamo». Soprattutto, però, «il nostro incontro vuole lanciare un messaggio», che vede nella «diversità religiosa» la «dimostrazione di convivenza, di gara di collaborazione per il bene di tutti».

© Osservatore Romano - 7-8 gennaio 2016