Mai come oggi
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- Creato: 19 Febbraio 2016
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di RICCARDO BURIGANA Cosa possono e devono fare le religioni per costruire la pace e favorire l’armonia nella società? Questa è stata la domanda centrale della XII Interfaith Dialogue Conference che si è tenuta nei giorni scorsi a Doha, in Qatar sul tema Spiritual and Intellectual Safety in the Light of Religious Doctrines. Tra i numerosi partecipanti, anche il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, il quale, nel suo intervento, ha esortato i leader religiosi a «insegnare i contenuti delle rispettive fedi e a non aver paura di denunciare il comportamento di gruppi» che non hanno nulla a che vedere con la religione.
Nel sottolineare che tutte le fedi insegnano a promuovere la fratellanza, la pace, la solidarietà con i più deboli, la giustizia, la dignità della persona umana, la stima per la famiglia e il rispetto delle risorse naturali del pianeta, il porporato ha ricordato che «ebrei, cristiani e musulmani sono sempre più consapevoli del fatto che insieme possono porre rimedio alla sordità della società moderna verso Dio. Anche nel contesto problematico come quello attuale — ha aggiunto — dobbiamo continuare i nostri incontri, il nostro dialogo per ascoltare, capire, suggerire, e dobbiamo farlo per aprire il cammino verso un dialogo sincero e di lavoro comune». Secondo il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, «mai come oggi, almeno nei tempi moderni, le religioni hanno occupato tanto spazio nel dialogo pubblico. Lo si può notare, per esempio, nelle edicole degli aeroporti che offrono al pubblico molte riviste religiose e libri di spiritualità. Dall’a l t ro lato, le religioni fanno paura a causa degli episodi di violenza barbara, i cui autori sostengono di essere ispirati da motivi religiosi », ha osservato Tauran. La conferenza è stata organizzata dal Doha International Center for Interfaith Dialogue (Dicid) che dalla sua fondazione, nel 2008, promuove convegni, incontri, pubblicazioni e progetti di ricerca a livello internazionale per favorire una sempre migliore conoscenza tra le religioni nella prospettiva di individuare un patrimonio comune di valori. Per il Dicid le religioni devono partire da questo patrimonio per operare nella società contemporanea così da riaffermare l’imp ortanza della dimensione religiosa. Quest’anno gli organizzatori si proponevano di approfondire il ruolo delle religioni nella definizione di elementi condivisi con i quali promuovere una sicurezza spirituale e intellettuale della società. Si trattava di proseguire quel percorso tra politici, diplomatici, leader delle comunità religiose e studiosi di numerosi Paesi, sempre coinvolti dal Dicid, non solo nel tentativo di superare i pregiudizi ma soprattutto con l’obiettivo di formulare proposte concrete sulla presenza sempre più attiva delle religioni in un momento di profonda crisi della società. A Doha si è parlato del posto dei mass-media nell’informazione religiosa, sottolineando il fatto che spesso si tende ad assecondare l’idea che le religioni possono essere usate per giustificare violenza e discriminazione. Operazione in cui i mass-media subiscono l’influenza di quei leader politici che sostengono queste posizioni per la ricerca del consenso, senza rendersi conto delle conseguenze sociali di tale atteggiamento, che spesso genera violenza. Viva preoccupazione è stata espressa su come vengano rappresentate le religioni ai giovani; in molti, soprattutto nei lavori di gruppo, hanno portato degli esempi concreti di cosa succede quando i giovani sono investiti da una propaganda che può produrre dinamiche di violenza tra le fedi. Contro questa propaganda si devono pensare percorsi e strumenti con i quali favorire la conoscenza della valenza delle religioni in favore del dialogo. Si è anche discusso del ruolo della famiglia e delle istituzioni accademiche nella formazione di una generazione che possa coltivare la pace spirituale e intellettuale proprio a partire dalla scoperta dei valori comuni alle singole religioni. Per questo appare necessario rafforzare quei luoghi dove esistono già delle competenze professionali per determinare e per presentare i valori comuni con i quali formare i diversi ambiti della società; il rafforzamento di queste competenze è fondamentale per contrastare e per isolare le manifestazioni di estremismo che evocano la religione, anche se non vi appartengono. Per i partecipanti, le fedi sono chiamate a definire delle strategie per proteggere la libertà spirituale e intellettuale che rappresenta un elemento centrale per ripensare la società contemporanea, dove è in atto una sistematica erosione dei valori religiosi. Al termine dei lavori è stato riaffermato quanto possano fare le religioni una volta scelta la strada del dialogo con il quale mitigare conflitti sociali e costruire una pace alimentata da valori comuni e radicata sulla giustizia. «La storia delle religioni — ha ricordato il cardinale Tauran — mostra che c’è un futuro possibile, un futuro condiviso. Costruiamo, quindi, questo futuro nelle case, a scuola, nelle moschee, nelle chiese. È per questo che il dialogo interreligioso è una necessità. Spero che da questa conferenza possano emergere iniziative concrete, perché non dobbiamo porci passivamente di fronte alle circostanze attuali».
© Osservatore Romano - 20 febbraio 2016