Molti richiedenti asilo musulmani in Danimarca si convertono al cristianesimo
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- Creato: 28 Aprile 2016
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COPENAGHEN, 28. Almeno cento iraniani battezzati a partire dalla fine dell’anno scorso e circa trecento richiedenti asilo, dei quali duecentocinquanta iraniani, attualmente impegnati a seguire i corsi di preparazione all’iniziazione cristiana: succede a Copenaghen, nella chiesa evangelica luterana Apostelkirken, dove da tempo numerosi migranti hanno prima trovato rifugio all’interno dell’edificio, poi cominciato ad assistere alla messa e infine (molti di essi) intrapreso la strada della conversione dall’islam al cristianesimo. Tra loro c’è Mojgan, 48 anni, bibbia in persiano fra le mani, che ascolta il sermone del pastore Andreas Rasmussen tradotto in farsi. Mojgan ha lasciato a Teheran il marito, i suoi tre figli e il resto della famiglia per fuggire in Occidente «non potendo più sopportare questa camicia di forza della religione imposta da un regime che soffoca ogni libertà delle donne». Secondo quanto riferisce il quotidiano francese «Le Figaro» che nell’edizione di giovedì 21 aprile ha dedicato un articolo sull’argomento, questo entusiasmo crescente dei musulmani per il cristianesimo si spiega forse anche con il fatto che la commissione incaricata dei ricorsi dei rifugiati ha riesaminato l’anno scorso numerosi casi di rigetto delle domande da parte dei servizi dell’immigrazione, concedendo l’asilo a ben 42 su 55 profughi convertiti, che temevano di essere perseguitati se espulsi verso il loro Paese. Circostanza che ha spinto il ministro danese del Culto, Bertel Haarder, a chiedere ai pastori protestanti di attendere l’esame delle richieste di asilo prima di battezzare i nuovi venuti. Tuttavia i responsabili dell’Apostelkirken sono convinti della buona fede della maggior parte dei convertiti: del resto «devono venire regolarmente in chiesa, seguire con assiduità i corsi di catechismo e superare un processo di sei mesi prima del battesimo». La cosa più difficile, spiega un migrante iraniano, è convincere le autorità della nostra sincerità: non è un escamotage per ottenere l’asilo, garantisce.
© Osservatore Romano - 29 aprile 2016