Visita in Turchia di una delegazione dell’episcopato elvetico
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- Creato: 19 Maggio 2016
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FRIBURGO, 19. L’importanza del dialogo interreligioso è stata al centro della visita che il gruppo di lavoro «Islam» della Conferenza episcopale svizzera ha compiuto nei giorni scorsi in Turchia. La delegazione elvetica guidata da monsignor Alain de Raemy, vescovo ausiliare di Losanna-Ginevra-Friburgo, era composta da sette persone — come informa una nota — e ha incontrato diversi rappresentanti delle comunità musulmane, cristiane ed ebraiche sia ad Ankara sia a Istanbul con l’obiettivo di fare una panoramica sui cambiamenti in corso nella società turca e sulle relative conseguenze per i cristiani. In particolare, durante l’incontro con Mehmet Görmez, responsabile della Diyanet, ovvero l’ufficio per gli affari religiosi, e con il gran mufti di Istanbul, Rahmi Yaran, è stata sottolineata «l’importanza della conoscenza reciproca tra le religioni, al fine di eliminare le incomprensioni e i pregiudizi». In tale ambito, Görmez «ha approvato un documento elaborato da ebrei, cristiani e musulmani che fissa i criteri per una convivenza pacifica tra le rispettive comunità». Dal canto loro, gli esponenti islamici hanno assicurato al gruppo di lavoro della Conferenza episcopale svizzera che «il sistema giuridico secolare della Turchia sarà mantenuto anche dopo la prossima revisione della Costituzione». Centrale anche la questione dei numerosi rifugiati siriani, per lo più cristiani, che si trovano nel sud-est del Paese, per la quale sono state ricordate le responsabilità e l’imp egno dell’Europa e degli Stati Uniti. Al riguardo, il gruppo di lavoro ha manifestato il suo sostegno morale alle minoranze cristiane della regione. Tra gli incontri svoltisi durante la visita della delegazione elvetica, sono da menzionare quelli con il Patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, e con Elpidophoros Lambriniadis, metropolita di Bursa. Entrambi «hanno presentato un’immagine piuttosto positiva dei progressi realizzati negli ultimi anni nell’ambito della libertà religiosa». Un giudizio condiviso dal presidente della Conferenza episcopale turca, monsignor Lévon Boghos Zékiyan, arcivescovo di Istanbul degli Armeni. Il gruppo di lavoro «Islam», inoltre, ha constatato che «i cristiani, comunità minoritaria in Turchia, hanno optato per un atteggiamento ecumenico aperto e fruttuoso». Fra l’altro, le differenti denominazioni cristiane del Paese hanno pubblicato, insieme, un libro dal titolo Insegnamento comune di cristianità, che presenta i fondamenti comuni della fede per tutti i cristiani. È in preparazione una versione inglese dell’opera, attualmente edita in turco.
© Osservatore Romano - 20 maggio 2016