Dignità e doveri per gli imam in Italia
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- Creato: 12 Luglio 2016
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ROMA, 12. Riconoscimento con decreto ministeriale della figura dell’imam che dovrà avere una formazione civica e una conoscenza dell’ordinamento italiano: è forse la novità di maggior rilievo emersa dal tavolo di confronto con i rappresentanti delle maggiori comunità e associazioni islamiche presenti in Italia e il Consiglio per le relazioni con l’islam italiano (organismo in seno al Viminale, composto da studiosi ed esperti), riunitosi ieri a Roma alla presenza del ministero dell’Interno, Angelino Alfano. Tale riconoscimento permetterà agli imam di poter accedere anche in luoghi protetti come carceri e ospedali, in un’0ttica di integrazione nel rispetto delle norme stabilite dalla Costituzione. Si fa strada così — ha sottolineato Alfano — una nuova figura, consapevole di un suo ruolo pubblico. L’obiettivo, più generale, è di costruire un islam italiano in un Paese «dove c’è libertà di culto ma dove non si può inneggiare all’odio». Il rapporto «Ruolo pubblico, riconoscimento e formazione degli imam», condiviso dai rappresentanti musulmani, consentirà una migliore contestualizzazione delle pratiche religiose. Esso, fra l’altro, valorizza il ruolo delle donne nell’islam italiano, dove «l’integrazione rappresenta la chiave per un futuro di pace». Sui territori, le prefetture ospiteranno tavoli interreligiosi per monitorare da vicino l’evolversi delle iniziative proposte nel testo. Anche per quanto riguarda i luoghi di culto, il documento riconosce accanto alla libertà di culto un richiamo alle proprie responsabilità. Perché, ha sottolineato il ministro, «ogni preghiera deve stare dentro le regole dello Stato e della Costituzione repubblicana». Al tavolo del Viminale, oltre al ministro, erano presenti il sottosegretario Domenico Manzione, il capo di gabinetto Luciana Lamorgese, il capodipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, Mario Morcone, i membri del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano, presieduto da Paolo Naso, e i rappresentanti delle comunità e associazioni islamiche. «Basta con gli imam fai da te», ha detto Alfano, spiegando che l’approvazione di una serie di punti condivisi «servirà per il dialogo e il rispetto reciproco». Come detto, uno dei primi passaggi riguarda il riconoscimento dei ministri di culto musulmani: «È stato individuato un percorso formativo che permetterà di evitare spontaneismi. Questo si abbina alla predicazione in lingua italiana e a tavoli interreligiosi in ogni prefettura. Quello posto in programma oggi è un passo importante che servirà per la pace e il futuro del nostro Paese. All’estero, in Europa, spira un vento islamofobo che non ci piace. Noi dobbiamo rispondere aprendo l’ombrello della nostra Costituzione e ripetendo che bisogna dividere chi prega da chi spara. Libertà e responsabilità sono non solo due parole, ma i binari che possono condurci lontano», ha osservato il ministro. Da parte delle associazioni — viene riferito — ci sono stati segnali di apertura evidenti, nella consapevolezza dell’importanza della figura dell’imam anche nel contrasto alla radicalizzazione. Alfano ha ricordato che dall’inizio del 2015 sono stati espulsi sette imam, perché «non si può inneggiare alla violenza e all’odio, spesso antisemita», ma in Italia ci sono 1,6 milioni di musulmani ed è «una risposta stupida considerarli tutti solidali con i terroristi». La prossima riunione avrà al centro la discussione sui luoghi di culto. Il Consiglio per le relazioni con l’islam italiano, istituito a gennaio, è un organismo con funzioni consultive sulle questioni relative alla presenza in Italia di comunità musulmane. Ha il compito di fornire pareri e formulare proposte in ordine alle questioni riguardanti l’integrazione della popolazione di cultura e religione islamica nel Paese.
© Osservatore Romano - 13 luglio 2016