Cristiani e musulmani uguali davanti alla legge
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- Creato: 25 Luglio 2016
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IL CAIRO, 25. In Egitto tra musulmani e cristiani c’è uguaglianza di diritti e di doveri davanti alla legge, e lo Stato deve prestare attenzione «a tutti i tentativi di “infilare un cuneo” tra le due comunità. Per questo i responsabili di violenze e attacchi di matrice settaria saranno perseguiti e puniti secondo la legge ». Così il presidente Abdel Fattah Al Sisi ha espresso, in maniera netta, la sua posizione riguardo agli scontri settari come quelli registrati negli ultimi tempi soprattutto nel governatorato di Minya, dove nei giorni scorsi un cristiano copto è stato ucciso da assalitori musulmani durante una rissa. Dopo gli scontri, le forze di polizia hanno aumentato il livello di controllo nel villaggio, con l’intento di prevenire nuovi scontri e riportare la situazione alla calma. L’appello alla concordia religiosa e la riaffermata intenzione di perseguire per legge gli artefici di violenze settarie sono stati espressi dal presidente nel corso di una cerimonia di consegna di attestati militari. Al Sisi ha sollecitato tutti a vivere e a favorire l’unità nazionale tra egiziani, ribadendo che cristiani e musulmani sono uguali davanti alla legge. A seguire, anche il patriarca copto ortodosso Tawadros II, dopo un breve incontro con il presidente, ha invitato tutti a non offrire pretesti a chi vuole sfruttare gli avvenimenti per arrecare danno a una società che ha novanta milioni di cittadini e soffre per difficoltà economiche e penuria di risorse finanziarie, «perché il loro obiettivo è la distruzione del nostro Paese». Gli interventi del presidente Al Sisi e del patriarca Teodoro II seguono quello dello sceicco Ahmed Al Tayyib, grande imam di Al Azhar, che già era intervenuto con una dichiarazione pubblica, in cui invitava gli abitanti della regione a scegliere la via della ragione, per impedire il dilagare della sedizione settaria. L’organizzazione Iniziativa egiziana ha conteggiato un’ottantina di episodi più o meno gravi di violenza avvenuti nella regione di Minya dopo la cosiddetta rivoluzione del 26 gennaio 2011. In molte occasioni, nel passato, dopo i casi di scontri settari non si sono avviate le iniziative giudiziarie per individuare e punire i responsabili delle violenze, ma si organizzano i cosiddetti “incontri di riconciliazione”, raduni pubblici ispirati dalle autorità per mettere a confronto i membri delle diverse comunità religiose dopo il consumarsi di scontri settari e indurli a pubblici atti di pacificazione. Una prassi considerata inefficace, e che spesso finisce per garantire l’immunità agli artefici di atti violenti.
© Osservatore Romano - 25-26 luglio 2016