La strada del perdono
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- Creato: 02 Settembre 2016
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FAISALABAD, 2. «È la prima volta nella storia della città che sessanta musulmani si scusano in pubblico per i loro atti violenti e promettono di non offendere nemmeno a parole i cristiani che vivono in modo pacifico. Ringrazio tutti i leader cristiani che ci hanno sostenuto in questo percorso di riconciliazione».È quanto ha dichiarato ad AsiaNews Robin Daniel, presidente dell’Alleanza per le minoranze del Pakistan, il quale ha definito «straordinario» il risultato delle trattative che hanno portato a chiudere pacificamente — addirittura con le scuse della comunità musulmana — l’episodio di violenza che ha visto coinvolti i cristiani del quartiere Khushal Town di Faisalabad (nella provincia pakistana di Punjab) che due settimane fa sono stati assaliti da un gruppo di musulmani. Tutto è cominciato il 19 agosto quando un giovane operaio cristiano, Adnan Masih, ha ferito accidentalmente un musulmano mentre viaggiava in moto. La vittima, cognato di un influente leader musulmano locale, nonostante le ripetute scuse del giovane ha iniziato a picchiarlo assieme ad altre persone, per poi fare irruzione nel quartiere cristiano e attaccare i residenti. Almeno quattro persone, fra cui Masih, sono state trasportate in ospedale. Tr e giorni dopo, alcuni leader cristiani accompagnati da Robin Daniel e da George Clement, ex parlamentare, si sono recati alla centrale di polizia per denunciare l’attacco e chiedere protezione per i cristiani. Il 26 agosto i capi delle comunità cristiane delle colonie vicine a Khushal Town si sono riuniti in assemblea per deliberare sul caso, hanno istituito due commissioni legali e deciso di incontrare il funzionario della polizia speciale per chiedere di mettere in pratica il codice penale relativamente agli «attacchi di massa» e alla «violazione di proprietà privata con intenti criminali». Decisivo nella normalizzazione dei rapporti è stato l’intervento del ministro provinciale per i Diritti umani e le minoranze, Kahlil Tahir Sandhu, giunto in visita a Faisalabad. I leader della comunità locale lo hanno reso partecipe del clima di tensione fra i musulmani e i cristiani del quartiere di Khushal Town. Il ministro ha invitato la sera stessa i responsabili delle due comunità religiose a riunirsi. I cristiani hanno ricordato ai musulmani di avere i mezzi per difendersi, che la comunità internazionale può essere allertata in pochi minuti e che il Pakistan si è impegnato a proteggere le minoranze secondo i dettami dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Due giorni dopo, il 30 agosto, i colpevoli dell’attacco hanno chiesto perdono in pubblico e otto leader musulmani hanno garantito la durata della riconciliazione. Le vittime cristiane hanno accettato le scuse e i documenti che hanno sancito l’intesa sono stati consegnati alla commissione preposta.
© Osservatore Romano - 3 settembre 2016