Bosnia Erzegovina Riunione a Mostar della Commissione dei frati minori per il dialogo interreligioso. Ricostruire i ponti

mostar ponte(Riccardo Burigana) «Testimoniare l’identità della Chiesa Cattolica per costruire il dialogo nella vita quotidiana per donare una speranza alla Bosnia ed Erzegovina»: con queste parole il cardinal Vinko Puljić ha accolto la Commissione internazionale per il dialogo ecumenico e interreligioso dei frati minori il 22 febbraio, a Sarajevo; la commissione è stata ricevuta dal cardinale nell’ambito della riunione annuale, che si è tenuta nei giorni dal 19 al 24 febbraio a Mostar.
La Commissione, istituita alla fine degli anni ’80 come gesto concreto per favorire una sempre maggior presenza dei francescani nella promozione del dialogo, si è riunita a Mostar accogliendo l’invito della locale provincia dei frati minori che, da anni, è impegnata in prima linea «nella costruzione di ponti per la creazione di un dialogo con il quale immaginare un futuro per una società che porta dentro di sé le ferite di un secolo, segnato da tre guerre e da quarant’anni di comunismo», come ha detto il padre Iko Sosko nell’introdurre i lavori della Commissione, presieduta dal francescano statunitense Russel Murray. Nella riunione ampio spazio è stato dedicato a un confronto su quanto, nell’ordine francescano e fuori dall’ordine, si sta preparando per celebrare l’800° anniversario dell’incontro tra san Francesco e il sultano Malik al Kamil. Frate Mike Calabria, presidente della sottocommissione per il dialogo con l’islam, ha presentato una serie di iniziative con le quali «ci si propone di riaffermare l’importanza per i francescani del XXI secolo di proseguire il dialogo con il mondo islamico, nella riscoperta del comune patrimonio di valori per la pace, alla luce dell’eredità di Francesco». Per Calabria si deve pensare a dei percorsi formativi con i quali sconfiggere i pregiudizi che si hanno nei confronti dell’islam, favorendo la conoscenza della dottrina della Chiesa cattolica sul dialogo tra religioni, in modo da far conoscere non solo la dichiarazione Nostra aetate ma soprattutto le parole e i gesti di Papa Francesco. Si tratta di un tema globale, come ha detto il padre John Wong, responsabile delle comunità francescane in Malesia, Singapore e Brunei. Il religioso ha raccontato le esperienze quotidiane di dialogo islamo-cristiano, che coinvolgono anche buddisti in Asia, pur scontrandosi con molte difficoltà e paure, anche all’interno della Chiesa cattolica, tanto da auspicare dei percorsi di formazione al dialogo. I momenti di riflessione e confronto sono stati alternati da incontri con comunità religiose, istituzioni accademiche e autorità politiche della Bosnia ed Erzegovina. A Mostar, dopo un incontro con il muftì, che ha ricordato i passi compiuti in questi ultimi anni per superare un clima di silenzio, sospetto e contrapposizione, particolarmente significativa è stata la visita al monastero ortodosso di Žitomislići, dove la commissione è stata accolta per un momento di fraternità dall’igumeno Danilo Paulović, il quale ha ricordato i momenti di condivisione tra cattolici e ortodossi per la pace nel nome della Santissima Trinità. A Široki Brijeg la Commissione poi ha pregato nel luogo dove 64 francescani sono stati uccisi nel febbraio 1945.
La Commissione si è recata anche a Srebrenica, per una sosta di preghiera e di riflessione al memoriale nel quale sono stati raccolti i corpi degli oltre ottomila musulmani uccisi nel luglio 1995; la giornata a Srebrenica è stata anche segnata dalla celebrazione eucaristica con la piccola comunità cattolica locale, nella chiesa costruita sulle rovine del convento edificato dai francescani nel 1291 e distrutto nel 1686. Da Mostar, secondo le parole di Murray, proprio alla luce delle indicazioni del padre generale Michael Anthony Perry, la commissione ha voluto rilanciare il proprio impegno «per promuovere programmi, materiali ed esperienze formative per il dialogo ecumenico e interreligioso, nella riscoperta del patrimonio spirituale dell’ordine francescano, per creare sempre nuove collaborazioni con uomini e donne di buona volontà».
L'Osservatore Romano, 28 febbraio - 1° marzo 2018