Il Papa ai rifugiati: cristiani e musulmani condividano la sofferenza

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E invita i ragazzi della parrocchia visitata ieri a Castro Pretorio a “fare chiasso” sulla riforma della Chiesa. Le cronache degli incontri a porte chiuse. “Anche io soffro”



di Iacopo Scaramuzzi
Città del Vaticano
Il Papa ha invitato i giovani a "fare chiasso" sulla riforma della Chiesa, nel corso di un incontro a porte chiuse con un gruppo di ragazzi della parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, in zona Termini, che ha visitato per quattro ore ieri pomeriggio. Bergoglio ha confidato ad un gruppo di rifugiati di provare anch’egli “sofferenza” e li ha invitati a condividere le sofferenze e la fede, “quelli che sono cristiani, con la Bibbia, e quelli che sono musulmani con il Corano”, perché “uno solo è Dio: lo stesso”.

Il Papa “sul tema della riforma della Chiesa - si legge in una cronaca pubblicata oggi dall’Osservatore Romano - ha invitato i giovani a 'fare chiasso' e a muoversi, evitando comportamenti troppo rigidi”. In proposito ha raccontato di essere stato invitato una volta a tenere una conferenza “a un gruppo di giovani che volevano rinnovare la Chiesa: erano tutti seri... Poi, nella messa, tutti con le mani incollate, rigidi... Ma io ho pensato a un certo momento che avevo davanti a me delle statue, e non delle persone. E questi dicevano: ‘Si deve fare questo...’. Avevano la ricetta. Poverini, tutti sono finiti male. Per questo, prendere le cose con serietà non significa giocare alla serietà. Significa gioia, preghiera, cercare il Signore, leggere la Parola di Dio, fare festa... Questa è la serietà cristiana. Un giovane che non sorride, che non fa un po’ di rumore, è invecchiato troppo presto”.

Il quotidiano della Santa Sede racconta che il Papa ha risposto ad otto domande di un gruppo di ragazzi che partecipano ad un progetto missionario della parrocchia romana. Ad una domanda sulla tentazione di abbandonare la speranza, ha risposto che purtroppo “la delusione è nei negozi dei saldi” e che nel cammino della vita è facile trovare “un albergo bello” in cui rimanere “tutta la vita”, senza camminare più: “Quante persone rimangono a metà strada”, ha detto, tanto che si trovano “persone di 40, 50 anni che hanno il cuore più preparato per un funerale che per una festa”. Ma bisogna “scommettere su grandi ideali e avere sempre desiderio” perché “un giovane, una giovane che non desidera, mai allarga il cuore”.

A un ragazzo che gli chiedeva come fosse nato il suo amore per Dio, ha confidato di sentirsi “un po’ un disgraziato in questo” perché ritiene di non amare Dio “come lui dev’essere amato: io amo Dio come posso, ma sono sicuro che lui mi ama di più, ama me, e questo mi fa piacere”. Quanto alla vocazione, ha sottolineato che il cuore di ognuno “è una strada dove passa di tutto”, per cui è importante cercare di capire quando ci imbattiamo nelle cose importanti.

Papa Francesco ha ribadito di preferire una Chiesa “incidentata” ad una Chiesa “malata” e chiusa, ed ha poi spiegato cosa significhi andare controcorrente: “Oggi le proposte che fanno sono nate dal consumismo, dall’edonismo”, ma “se io voglio vivere il Vangelo, andare dai poveri, aiutare il prossimo, questo è andare controcorrente”. Infine, a chi chiedeva come riaprire un cuore chiuso per le ferite, ha rammentato l’immagine della Chiesa come “ospedale da campo” e proposto una ricetta: “Non abbiate paura di dare un nome alle ferite”, perché “le ferite si guariscono con chiarezza, con tenerezza e lasciandosi amare”. Del resto, “chi è sempre pulito è perché non cammina”, mentre “chi cammina si sporca: o fisicamente o spiritualmente si sporca”, ma “il Signore ci pulisce tutti”.

Jorge Mario Bergoglio ha anche incontrato un'ottantina di rifugiati, scelti tra i quattrocento che ricevono aiuto e assistenza dalla parrocchia del Sacro Cuore. “Io mi sento a casa, tra voi. Grazie. Perché uno può andare a fare una visita e sentire tutto educato, tutto con il protocollo ma non c’è il calore”, ha detto il Papa argentino a quanto riportato oggi dal blog specializzato Il Sismografo. “Ma, soltanto mi manca una cosa: che Mariana non mi ha dato un mate”, ha proseguito, scherzando, in riferimento al thè tradizionale argentino, che a quel punto gli è stato dato.

Anche con i rifugiati il Papa ha risposto ad alcune domande. Sul tema della sofferenza, “quando io penso alla mia storia – ha detto – vedo tante cose belle e tante cose brutte”. “No – ha poi proseguito in un colloquio immaginario – il Papa non ha sofferenze... Il Papa ha sofferenze o no? Sì o no? Tutti ne abbiamo, tutti, eh? E il Papa è un uomo, un uomo qualunque e ha le sue sofferenze, ma anche le cose belle”. Bergoglio ha poi parlato della necessità di “condividere” le sofferenze: “Questo è importante che voi facciate nelle riunioni. E anche, quelli che sono cristiani, con la Bibbia, e quelli che sono musulmani con il Corano, con la fede che avete ricevuto dai vostri padri, che sempre vi aiuterà ad andare avanti. Condividere anche la propria fede, perché uno solo è Dio: lo stesso”.

Infine, il Papa ha parlato della "fame" e della "sete": non solo quella fisica ma quella spirituale, tipica di coloro che “avevano tutto, anche (se) avevano il cuore affamato e con sete: a loro mancava la cosa principale, mancava loro la capacità di amare, mancava Dio, e quando manca Dio c’è tanta fame e tanta sete”.

©  http://vaticaninsider.lastampa.it   20 gennaio 2014