In Libano cattolici e musulmani nel nome di Maria

nativita-di-MariaJAMHOUR, 26. Da quattro anni, in Libano, il giorno dell’Annunciazione del Signore è festa nazionale. E da otto, ai piedi della Vergine di Notre-Dame di Jamhour, si riuniscono insieme in preghiera cattolici e musulmani. Un’esp erienza che «rallegra» Papa Francesco, come ha scritto il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in un messaggio inviato a nome del Pontefice ai partecipanti all’incontro. «Il Papa — si legge — vi incoraggia, cristiani e musulmani, a lavorare insieme alla pace e al bene comune, contribuendo così allo sviluppo integrale delle persone e all’edificazione della società».
Il raduno di preghiera — del quale dà notizia Radio Vaticana — è stato organizzato nel pomeriggio di ieri nella località libanese di Jamhour. A promuoverlo, nella chiesa di Notre-Dame, l’Associazione degli ex allievi del Collegio dell’Università San Giuseppe e del Collegio di Jamhour. Il dialogo — ha spiegato padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, intervenuto all’incontro — è «una comunicazione biunivoca» e consiste «nel parlare e ascoltare, nel dare e ricevere in vista di uno sviluppo e di un arricchimento reciproco». Dialogare, ha proseguito, si fonda «sulla testimonianza della propria fede e su un’ap ertura alla religione dell’altro» e ciò non significa, ha sottolineato padre Ayuso Guixot, «tradire la missione della Chiesa» né dare spazio a «un nuovo metodo di conversione al cristianesimo», bensì si tratta di un dialogo interreligioso fondato su quattro basi: vita, opere, scambi teologici ed esperienze religiose. In sintonia con Papa Francesco, il segretario del dicastero vaticano ha messo in luce la comune devozione di cristiani e musulmani alla Vergine Maria, «menzionata più volte nel Corano». Ella è un «modello di dialogo perché insegna a credere, a non fermarsi su certezze acquisite, ma ad aprirsi agli altri e a rimanere disponibili». La sua venerazione condivisa «può costituire un terreno favorevole alla coabitazione tra le due comunità».

© Osservatore Romano - 27 marzo 2014