Sulla decisione della Corte costituzionale
- Dettagli
- Creato: 11 Aprile 2014
- Hits: 1541
ROMA, 11. La decisione della Corte costituzionale in materia di fecondazione eterologa medicalmente assistita presenta «alcuni nodi problematici che suscitano dubbi e preoccupazioni, sotto il profilo antropologico e culturale». È quanto sostiene una dichiarazione della presidenza della Conferenza episcopale italiana in merito alla recente sentenza della Consulta che ha sancito l’illegittimità del divieto per la fecondazione eterologa previsto dalla legge 40. «La decisione della Corte costituzionale verso il cui operato si conferma il necessario rispetto — sottolineano i vescovi — entra nel merito di una delicata esperienza umana. Il desiderio di avere un figlio è profondo e indiscutibile e merita il massimo rispetto e la più delicata comprensione».
Tuttavia, «in attesa di conoscere le relative motivazioni della Corte costituzionale», i presuli italiani ritengono appunto doveroso «segnalare alcuni nodi problematici». In primo luogo, «viene affermato un non meglio precisato “diritto al figlio” o “diritto alla genitorialità”, col rischio di confondere o, peggio, identificare il piano dei desideri con il piano dei diritti, sottacendo che il figlio è una persona da accogliere e non l’oggetto di una pretesa resa possibile dal progresso scientifico». In secondo luogo, «si assume come parametro di valore un preteso diritto individuale, sganciato da qualsiasi visione relazionale; in questo modo si trascura, tra l’altro, il diritto del figlio a conoscere la propria origine biologica». Quindi, «si cambia e si snatura il concetto e l’esperienza di paternità e di maternità, che sono elementi preziosi per l’unità profonda e inviolabile della coppia». Infine, concludono i vescovi, «si determina un pericoloso vuoto normativo nel quale rischia di essere legittimata ogni tecnica di riproduzione umana. La cultura giuridica non dovrebbe semplicemente avvalorare il dominio della tecnoscienza, ma porsi la questione del senso e anche quella del limite. Infatti, come la storia ha dimostrato, non tutto ciò che è fattibile giova al genere umano». Di «un’iniziativa da evitare», con riferimento alla fecondazione eterologa, parla anche Riccardo Di Segni. Nel commentare, per «Pagine Ebraiche 24», la sentenza della Corte costituzionale, il rabbino capo di Roma rileva che quanto a questa specifica pratica «c’è in ambito rabbinico una letteratura unanime nel considerarla un’iniziativa da evitare». Infatti, «è una procedura sconsigliata anche per motivi etici e psicologici e, nel caso in cui questa avvenga, è imprescindibile porsi alcune domande. Ci si deve per esempio interrogare sull’identità del donatore, sulle possibilità che vengano trasgrediti alcuni divieti, tra cui quello gravissimo dell’incesto (sui figli del donatore), e sui problemi che possono sorgere nei rapporti padre-figlio e madre-figlio».
© Osservatore Romano - 12 aprile 2014