Nei panni dell’altro
- Dettagli
- Creato: 28 Febbraio 2015
- Hits: 1677
FAVARA, 28. Vedere un imam indossare il saio francescano e tenere in mano il Vangelo, in questo particolare contesto storico, non è roba da poco. È successo giovedì a Favara, in provincia di Agrigento, in occasione della marcia della pace fortemente voluta da fra Giuseppe Maggiore, responsabile della comunità La Tenda di Padre Abramo e superiore del convento di Favara, in provincia di Agrigento. Con lo slogan «Nous sommes», cristiani e musulmani, nonostante le avverse condizioni meteorologiche che hanno colpito l’agrigentino, hanno sfilato per le strade del paese stringendosi per mano e invocando la pace. «Quello che è avvenuto a Favara — sottolinea fra Giuseppe — è un evento storico. Non solo per la massiccia presenza di persone, ma per il gesto compiuto dall’imam di Agrigento-Favara, Majoub Rezlane, che ha indossato il mio saio e ha tenuto in mano il Vangelo di Gesù. Anche io ho infilato il fez e l’abito bianco tradizionale dell’islam. È stata un’iniziativa importante che dimostra ancora una volta che dialogare e vivere fraternamente si può, basta volerlo. Dio ci unisce, nonostante le difficoltà, le violenze e gli attacchi terroristici in molte aree del pianeta». Alla marcia della pace, oltre a numerosi musulmani e studenti di tutte le età di Favara, hanno preso parte l’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, fra Antonio Jacona, delegato per il dialogo interreligioso dei Frati Minori di Sicilia e don Luca Camilleri, responsabile dell’ufficio per il dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Agrigento. Già da diversi anni, Favara e la Tenda di Padre Abramo, sono luogo di incontro tra persone di diverso credo: da un lato i francescani e la comunità locale, dall’altro i numerosi immigrati che approdano nell’isola. La marcia di Favara, quindi, è stata un’imp ortante occasione di dialogo interreligioso e di incontro. «Non dobbiamo avere paura di vivere gli uni accanto agli altri» — ha detto il porporato introducendo l’incontro con una preghiera cristiana. I francescani, insieme alla comunità marocchina locale, hanno voluto compiere un gesto eclatante, dopo i terribili fatti di cronaca, come gli atti terroristici a Parigi, e i barbari gesti dei miliziani del cosiddetto Stato islamico. Anche l’imam Majoub Rezlane, dal palco, ha recitato la sua preghiera in arabo chiedendo a Dio di «allontanare le guerre, il terrorismo, i criminali», ricordando che «l’islam è una religione di pace, amore, dialogo». Altri rappresentanti della comunità islamica hanno raccontato quanto si sentano «musulmani ma anche italiani», esprimendo paura e preoccupazione. Una ragazza marocchina, parlando all’agenzia Sir con marcato accento siciliano, ha ribadito: «I terroristi dell’Is non sono dei veri musulmani». Un altro giovane della comunità maghrebina, citando a più riprese il Corano, ha sottolineato che l’islam vuole la pace soprattutto tra «la gente del Libro»: ebrei, cristiani, musulmani. E ha lanciato una serie di appelli alla classe dirigente, «per promuovere l’integrazione, la legalità e la convivenza civile», ai religiosi, per «trovare una piattaforma comune» di dialogo e collaborazione, e agli stessi immigrati che vivono in Italia perché riconoscano come loro il Paese che li accoglie.© Osservatore Romano - 1 marzo 2015