Islam non vuol dire violenza

1 mani verso il cielo medioPARIGI, 23. Grande inquietudine per le derive dell’islam radicale e per il suo successo tra i giovani musulmani, ma anche rifiuto di associare automaticamente islam e violenza e convinzione che quella musulmana sia una religione pacifica come le altre: da un sondaggio Odoxa commissionato dal quotidiano «Le Parisien », su cosa pensano i francesi dell’islam, emerge un quadro a tinte meno fosche rispetto a un recente passato. Sono trascorsi quasi sei mesi dai tragici attentati di Parigi e lo sdegno anti-musulmano sembra essersi stemperato, quantomeno trasformato in una riflessione più accorta. «Una larga maggioranza di francesi rifiuta ogni identificazione tra l’islam e la violenza», osserva Gaël Sliman, presidente di Odoxa, sottolineando che per il 57 per cento degli intervistati questa religione è «pacifista come le altre» e che il jihadismo ne rappresenta «una perversione ».
Inoltre, il 63 per cento afferma che la propria “p ercezione” della fede musulmana non è cambiata dopo gli attentati di inizio gennaio. Tuttavia un terzo abbondante ha una visione più negativa: resta una certa, generale diffidenza, se oggi il 41 per cento (che sale al 57 fra i simpatizzanti di destra e al 79 tra chi vota Front National) ritiene che, «anche se non si tratta del suo messaggio principale, l’islam porta malgrado tutto in sé i germi della violenza e dell’intolleranza». Molti francesi, il 63 per cento, confessano di conoscere «male» la religione musulmana (il 16 di essi «molto male»). Solo il 36 per cento afferma di conoscere bene l’islam: si tratta soprattutto di giovani delle zone urbane in cui si concentra l’immigrazione originaria dai Paesi musulmani; non a caso si va dal 41 per cento delle città dell’Île-de- France (compresa Parigi) al 25 della Bretagna e della Normandia. Certificata dagli atti anti-musulmani in aumento, l’islamofobia non cessa di guadagnare terreno in Francia. Lo percepisce il 76 per cento del campione interpellato da Odoxa e, per una volta, su questo sono d’a c c o rd o gli elettori di sinistra (l’84 per cento) come quelli di destra (il 74). Quanto ai musulmani, primi interessati, essi condividono questa opinione per il 79 per cento. Ma se si domanda se è più difficile vivere oggi questa religione in Francia, risponde «sì» il 65 per cento dei simpatizzanti di sinistra e il 69 di coloro che “conoscono bene” i musulmani; dall’altra parte dello schieramento politico, è il contrario (la percentuale scende infatti al 41 fra i simpatizzanti di destra e addirittura al 25 tra chi vota il Fronte Nazionale). Un altro aspetto affrontato dal sondaggio commissionato da «Le Parisien» è quello della visibilità dell’islam. Secondo la maggioranza, i musulmani ostentano troppo la manifestazione della loro fede: lo deplora il 55 per cento degli intervistati, secondo cui «gran parte espone il più possibile» la propria religione. Sul fatto infine che il musulmano medio sia «abbastanza integrato » nella società, la forbice “p olitica” si allarga ulteriormente: se a sinistra il 65 per cento trova i musulmani «per la maggior parte riservati », a destra (il 71) e all’estrema destra (il 91 per cento) si giudicano gli stessi troppo “visibili”, in cerca di affermazione identitaria. All’indomani degli attacchi a «Charlie Hebdo» e al supermercato kosher di Porte de Vincennes, l’Istituto francese di opinione pubblica (Ifop) pubblicò un sondaggio dal quale emergeva che — nonostante lo choc per gli attentati — per il sessantasei per cento dei cittadini i musulmani vivono pacificamente in Francia e solo gli islamisti radicali rappresentano una minaccia; per il ventinove per cento invece era l’islam in sé a rappresentare un problema per la sicurezza.

© Osservatore Romano - 24 giugno 2015