Via dalle moschee la propaganda estremista

RAMADAN 6IL CAIRO, 26. In tutte le librerie e le biblioteche delle moschee egiziane è in atto, ormai da un anno, un’op erazione di monitoraggio per ritirare i libri e i materiali di propaganda estremista e fondamentalista che erano stati capillarmente diffusi soprattutto all’epoca del precedente Governo. Lo rende noto l’agenzia Fides, che riferisce come, durante una trasmissione televisiva, Mohammed Abdel Razek, alto funzionario del ministero per le Dotazioni religiose, abbia spiegato che l’op erazione di “b onifica” viene condotta in collaborazione con le squadre governative per la sicurezza nazionale e confermato che il lavoro da fare «è ancora lungo». Razek ha sottolineato che gli imam delle singole moschee sono da considerare i responsabili ultimi per eventuali infiltrazioni della propaganda estremista nei luoghi di culto.
Anche per questo il ministero per le Dotazioni religiose ha promosso da tempo dei corsi di formazione volti ad affrontare le emergenze rappresentate dalla diffusione sia dell’ateismo sia dell’estremismo di matrice islamista. Lo scopo a cui tendere è quello di diffondere robusti antidoti al radicalismo islamista tra i circa 120.000 imam e predicatori egiziani. Il monitoraggio condotto nelle librerie e nelle biblioteche delle moschee è solo l’ultimo tassello di una battaglia avviata dal Governo contro l’estremismo e il fanatismo religioso. Solo pochi giorni fa, secondo quanto riportato dal portavoce Alaa Yousef, il presidente della Repubblica, Abdel Fattah al-Sisi, ha sollecitato i responsabili governativi dell’educazione a rivedere i curricula scolastici, allo scopo anche di contrastare il fenomeno endemico della violenza e delle molestie subite, in percentuali impressionanti, dalle studentesse egiziane nelle scuole e nelle università. Ma già nello scorso mese di maggio, il capo dello Stato, in un discorso trasmesso sulle reti televisive nazionali, aveva ritenuto «non ancora sufficienti» gli sforzi finora fatti per «rinnovare il discorso religioso » e così «prosciugare le sorgenti » di estremismo e terrorismo. In particolare, il presidente egiziano era tornato a sollecitare l’Università islamica di al-Azhar e le altre istituzioni religiose nazionali a mostrare maggior impegno in questo campo, dal momento che ciò potrebbe avere un grande impatto in Egitto e in altri Paesi della regione. Durante quella apparizione televisiva, al-Sisi aveva anche rivelato che nel solo mese di aprile erano state arrestate nel Paese seicento persone, da lui definite come “terroristi”, un numero che «riflette gli sforzi che stiamo facendo e l’ampiezza della sfida che ci troviamo davanti». Già nel suo discorso rivolto all’inizio dell’anno a studiosi e responsabili dell’al-Azhar, il presidente aveva esortato le guide religiose dell’islam a «uscire da se stesse» e a favorire una «rivoluzione religiosa», per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una «visione più illuminata del mondo».

© Osservatore Romano - 27 giugno 2015