Islam della tolleranza

marocco tolleranzaRABAT, 14. Il Marocco intensifica gli sforzi per contrastare il fondamentalismo islamico. È stata infatti annunciata ieri l’istituzione di una fondazione per la promozione di un islam moderato che si occuperà della formazione di ulema destinati all’insegnamento religioso in tutto il continente africano. Si tratta, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Map, di una «istanza volta a unificare e coordinare gli sforzi degli studiosi musulmani in Marocco e in altri Paesi africani» nella «consapevolezza dei valori tolleranti dell’islam».
Per il vice presidente della fondazione, il ministro marocchino degli Affari islamici, Ahmed Taoufik, in questo modo si risponde alle «aspettative espresse in modo ufficiale dai Paesi africani sulla necessità di una formazione per gli imam e i predicatori». Non a caso alla cerimonia, presieduta dal re del Marocco, Muhammad VI, hanno partecipato decine di religiosi islamici provenienti da diverse nazioni. Non si tratta di una iniziativa isolata. Tanto più che oggi Rabat non nasconde la sua preoccupazione per la piaga del reclutamento jihadista. Con più di un migliaio di cittadini che hanno aderito alle fila delle organizzazioni fondamentaliste dello Stato islamico, il Marocco è uno dei Paesi più colpiti dal fenomeno. Proprio per questo nelle scorse settimane la Rabita Mohammedia degli Oulemas, la massima autorità religiosa che detta le linee per la formazione dei predicatori islamici, ha annunciato di avere chiamato consulenti statunitensi per la formazione professionale, inserendoli nel quadro di una strategia contro il terrorismo di matrice ideologica. Gli esperti terranno lezioni su come resistere alle ideologie estremiste e affrontare ad armi pari gli attacchi propagandistici. Il programma prevede anche l’analisi dei materiali audio e video diffusi nella rete dai terroristi. Colpito nel maggio 2003 da un’ondata di attentati a Casablanca, con decine di vittime, il Marocco da tempo cerca di esercitare un ruolo diplomatico attivo tra i Paesi africani per presentare il suo modello religioso basato su un islam moderato di ispirazione sufi. Un programma di formazione degli imam è stato lanciato nel 2008 per promuovere la diffusione di un islam tollerante e non violento tra i sunniti. Questo progetto ha attirato l’interesse di molti Paesi, tra cui il Mali, con il quale nel 2013 è stato firmato un accordo per la formazione di cinquecento imam maliani.

© Osservatore Romano - 15 luglio 2015