Niente propaganda nelle moschee
- Dettagli
- Creato: 10 Agosto 2015
- Hits: 1496
RABAT, 10. Campagna elettorale vietata nelle moschee del Marocco. Il ministero dell’Interno si mobilita in vista delle prossime consultazioni, previste il 4 settembre. Ai candidati in corsa per le comunali e le regionali è vietato fare propaganda o tenere comizi nelle moschee, nei luoghi di culto, nei mausolei o in prossimità di cimiteri. Un divieto assoluto, dettato dal ministro Mohammed Hassad, con disposizioni molto severe che coinvolgono anche gli ausiliari di polizia e gendarmeria reale, tenuti a controllare.L’iniziativa — riferisce l’agenzia Ansa — si collega direttamente al decreto regio con il quale l’anno scorso il re Mohammed VI aveva vietato ai responsabili religiosi di fare politica, in ogni possibile forma, anche solo di sostegno a distanza per candidati o partiti, e di impegnarsi in attività sindacali. Secondo le nuove disposizioni del ministero dell’Interno, di cui dà notizia la stampa in lingua araba, non sarà possibile nemmeno attaccare manifesti o volantini elettorali nelle zone di culto, oltre che su monumenti storici, su edifici pubblici e nelle università. Non è del resto la prima volta che il Marocco si segnala per iniziative volte a contrastare il fondamentalismo islamico e la sua influenza sulla vita politica. Un mese fa, come si ricorderà, è stata annunciata l’istituzione di una fondazione per la promozione di un islam moderato che si occuperà della formazione di ulema destinati all’insegnamento religioso in tutto il continente africano. Si tratta, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Map, di una «istanza volta a unificare e coordinare gli sforzi degli studiosi musulmani in Marocco e in altri Paesi africani», nella «consapevolezza dei valori tolleranti dell’islam». Rabat, infatti, non nasconde la sua preoccupazione per la piaga del reclutamento jihadista. Con più di un migliaio di cittadini che hanno aderito alle fila delle organizzazioni fondamentaliste dello Stato islamico, il Marocco è una delle nazioni più colpite dal fenomeno. Sempre in tale prospettiva, va letta anche l’iniziativa presa nelle settimane scorse dalla Rabita Mohammedia degli Oulemas, la massima autorità religiosa che detta le linee per la formazione dei predicatori islamici. L’organismo ha annunciato di aver chiamato alcuni consulenti statunitensi per la formazione professionale, inserendoli nel quadro di una vera e propria strategia contro il terrorismo di matrice ideologica. Gli esperti terranno lezioni su come resistere alle ideologie estremiste e affrontare ad armi pari gli attacchi propagandistici. Il programma prevede l’analisi dei materiali audio e video diffusi nella rete dai terroristi. Sono oltre dieci anni che il Marocco, colpito nel maggio 2003 da un’ondata di attentati a Casablanca, cerca di esercitare un ruolo diplomatico attivo tra i Paesi africani per presentare il suo modello religioso basato su un islam moderato. Un programma di formazione degli imam era già stato lanciato nel 2008 per promuovere la diffusione di un islam tollerante e non violento tra i sunniti.
© Osservatore Romano - 10-11 agosto 2015