L’impegno dei cristiani contro la crisi

260710-003pdi RICCARDO BURIGANA

«L’uomo europeo avrà la gioia di ravvivare le radici cristiane e coltivare la dimensione spirituale del suo essere, l’unica in grado di colmare la sua ricerca di felicità e di senso». Con queste parole si è concluso il messaggio finale del III Forum Cattolico- Ortodosso che si è svolto a Lisbona dal 5 all’8 giugno sul tema: «La crisi economica e la povertà. Sfide per l’Europa di oggi». Secondo una tradizione di confronto tra cattolici e ortodossi, che è giunta alla sua terza tappa, dopo l’i n c o n t ro di Trento (2008) sulla famiglia e quello di Rodi (2010) sulle relazioni Chiese-Stato, si è così rinnovato l’impegno per un comune approfondimento di questioni legate alla testimonianza e alla presenza di cattolici e ortodossi nella società europ ea. La delegazione ortodossa era composta da rappresentanti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, dei Patriarcati di Mosca, di Serbia e della Romania, delle Chiese ortodosse in Polonia, Albania, Cipro, Cechia e Slovacchia, mentre la delegazione del Consiglio delle Conferenze episcopali d’E u ro p a (Ccee) era formata, tra gli altri, da monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, presidente della Commissione per l’ecumenismo della Conferenza episcopale italiana (Cei) e da monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee. Il Forum, copresieduto dal cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom- Budapest e presidente del Ccee, e dal metropolita Gennadios di Sassima, è stata l’occasione per una riflessione ecumenica sul presente e sul futuro dell’Europa alla luce della crisi economica che proprio in Europa ha assunto una dimensione particolarmente forte; proprio il carattere della crisi economica pone tante domande sull’unità dell’Ue e sul ruolo dei cristiani. Nel corso dei lavori sono state prese in esame le cause della crisi e sono state presentate le riflessioni e le risposte date dalle Chiese e dalle comunità ecclesiali. La crisi economica ha investito anche tanti aspetti del patrimonio spirituale e culturale dell’Europa, mettendo ancora più a rischio i valori che cattolici e ortodossi riconoscono quali fondamenti del vecchio continente, come è stato sottolineato durante il dibattito. Al termine dei lavori i partecipanti hanno rivolto ai cristiani e a tutti gli europei un messaggio finale nel quale condividere la riflessione sul presente e indicare la strada che cattolici e ortodossi ritengono necessaria percorrere per uscire dalla crisi con la creazione di una società diversa da quella attuale. In questo momento storico appare particolarmente importante promuovere una riflessione sulla «collocazione e il ruolo della persona umana nel creato, nella società e nella vita economica » dal momento che i cristiani devono ricordare a tutti che la vita terrena, anche quando essa è spesa per la ricerca dei beni di questo mondo, deve aiutare a scoprire i legami che hanno gli uomini «in comunione con il creatore». Secondo i partecipanti, il processo di secolarizzazione ha indotto molti a pensare che il senso della vita potesse essere compreso solo in un orizzonte puramente terreno, tanto da lasciare immaginare che la felicità si potesse raggiungere «mediante l’accumulo dei beni». Al tempo stesso si è fatta largo l’idea che la libertà vada identificata «nel soddisfacimento di tutti i desideri». Per questo, come si legge ancora nel messaggio finale, la crisi presente va ben al di là della dimensione economica dal momento che è morale, culturale, antropologica e spirituale. Si deve riscoprire la centralità della persona umana nella società che «deve essere organizzata in modo da essere sempre al servizio dell’uomo, e non il contrario». I cristiani sono quindi chiamati a costruire una società più giusta e più umana ricercando la collaborazione di «tutti gli uomini di buona volontà»; va riaffermata la centralità della famiglia, come modello di società, rifiutando qualunque forma di individualismo. Per uscire dalla crisi è necessario «cambiare stile di vita», proponendo percorsi di comunione che devono essere ispirati alla Trinità che stabilisce un rapporto tra Dio e l’uomo «che va al di là di una mera sapienza o di una convinzione etica». Per questo la crisi può trasformarsi in un momento particolarmente fecondo per un ripensamento dell’economia e delle sue leggi in modo da far emergere «un nuovo tipo di rapporto con il denaro, con la produzione e con il consumo». In questa fase i cristiani devono rafforzare i tanti impegni comuni a favore di coloro che hanno perso fiducia nel progetto di una società più equa; si tratta di proseguire nella diaconia nei confronti degli ultimi che già caratterizza la testimonianza ecumenica di cattolici e ortodossi in molte realtà europee, lottando a favore di un lavoro dignitoso e contro ogni forma di corruzione e sfruttamento. Nel necessario ripensamento dell’economia si chiede di affrontare anche la questione della natura del mercato che deve essere «regolato in funzione dello sviluppo integrale della persona» e non più sottoposto a una logica di puro profitto. Nell’ultima parte del messaggio ampio spazio viene dedicato al rapporto tra la persona umana, il creato e l’economia, ricordando che «la vocazione dell’uomo è di essere il custode e non il predatore del creato ». Quest’attenzione alla salvaguardia del creato non riguarda solo l’Europa ma rappresenta un impegno che i cristiani devono continuare ad assumere a livello globale per mettere fine al degrado che rende il mondo sempre più invivibile. Infine, viene rivolto un appello prima alle istituzioni europee e nazionali perché sappiano trovare le forme per uscire dalla crisi, prestando una particolare attenzione agli Stati maggiormente in difficoltà, e poi «al cittadino dei nostri Paesi europei » che è chiamato a «un cambiamento rispetto alle sue abitudini di consumo». Questo cambiamento personale è il primo passo per un ripensamento generale del rapporto con le istituzioni, delle regole economiche e del modello di formazione culturale e so ciale. Il prossimo Forum si terrà nel 2014 a Minsk, sempre con l’obiettivo di offrire un contributo ecumenico alla costruzione di una società europea più ispirata al patrimonio dei valori cristiani.

© Osservatore Romano - 10 giugno 2012