Si può fare
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- Creato: 07 Settembre 2015
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In Europa le diocesi si mobilitano per rispondere all’appello del Papa sui profughi di GIOVANNI ZAVATTA
Fare tutto il possibile per rispondere, in fretta e con efficacia, alla richiesta del Papa. Sono unanimi le reazioni di diocesi, istituzioni e movimenti cattolici all’appello di Francesco di ospitare, in ogni parrocchia, comunità religiosa, monastero o santuario d’Europa, una famiglia di profughi. «La Chiesa è pronta a mobilitarsi per l’accoglienza», ha assicurato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e vicepresidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, ricordando che dell’argomento si parlerà già nel fine settimana quando i presidenti delle Conferenze episcopali europee si incontreranno in Terra Santa (dall’11 al 16 settembre) per l’annuale assemblea plenaria, e poi, dal 21 al 23 settembre, al Consiglio episcopale permanente della Cei: «Ho già dato disposizioni per individuare dei criteri concreti per applicare e tradurre questo grande invito del Papa», ha aggiunto il porporato, osservando che in Italia le parrocchie sono 27.133 e, se ciascuna ospitasse una famiglia di quattro persone, oltre 108.000 persone troverebbero una sistemazione.
Per questo, «parlerò con i collaboratori e con i parroci, per fare una mappatura e pianificare un cammino di concretezza». Si tratta di «continuare e intensificare l’impegno e lo sforzo che tutte le diocesi italiane stanno facendo da tempo», ha sottolineato Bagnasco. L’ultimo esempio viene da Catania dove la Caritas diocesana ha partecipato attivamente alle operazioni di prima accoglienza dei quattrocento migranti sbarcati sabato nel porto. Volontari e operatori, in collaborazione con la Croce rossa e la Protezione civile, hanno fornito vestiti e scarpe ai profughi appena sbarcati dalla nave, compreso abbigliamento per donne e bambini. Quello del Papa è un appello che «non rimarrà inascoltato», ha dichiarato il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola, assicurando che la sua diocesi «è pronta a fare la propria parte dando vita al piano di accoglienza annunciato il 2 settembre »; verrà gestito dalla Caritas e consentirà di accogliere in ogni comunità gruppi di cinque o sei persone. A Venezia, nei giorni scorsi, il patriarca Francesco Moraglia ha inviato una lettera ai parroci della diocesi sulla questione migranti che è stata letta ieri durante la messa domenicale. «Ciascuno di noi, con la sua comunità, è chiamato in causa», scrive, parlando di un fenomeno dalle proporzioni epocali. «Il ringraziamento per quanto già fate è forte, come è forte la richiesta di crescere ulteriormente nell’imp egno, coordinando sul territorio con interventi concreti volti a suscitare sempre più una cultura della solidarietà e dell’accoglienza nel rispetto della persona. Esorto con animo trepidante — conclude Moraglia — a percorrere questa strada di concretezza e di ecclesialità collaborando con tutti coloro che vivono sul territorio». Il cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, accoglie e fa suo l’appello del Papa: «Anche le famiglie che abbiano a disposizione immobili sfitti accolgano i rifugiati», ha detto ieri, ricordando di avere già fatto questa sollecitazione in passato, nelle sue omelie. Non solo quindi un appello «alle parrocchie, alle congregazioni religiose, ai conventi, ai monasteri, anche di clausura», ma un invito rinnovato a tutte «le famiglie di buona volontà». La Chiesa perugina, attraverso la Caritas diocesana, e altre diocesi umbre (Terni-Narni- Amelia, Spoleto-Norcia, Orvieto-Todi, Foligno) si stanno preparando a dare ospitalità a nuovi rifugiati, in base alle disposizioni della prefettura. Agli sforzi, da Nord a Sud, delle diocesi italiane, si unisce l’imp egno dell’Azione cattolica che, in una nota della presidenza nazionale, invita a «promuovere riflessioni costruttive e concrete azioni di accoglienza e fraternità, che non siano dominate dalla paura e dallo sgomento». Nessuno «può sentirsi estraneo alle vicende di questi giorni. Ciascuno di noi, dunque, ha il compito di non lasciare prevalere l’indifferenza e la superficialità, ma di impegnarsi in prima persona, anche nei propri contesti locali, affinché la solidarietà e la sapienza prevalgano sull’egoismo e l’impulsività». Ma è tutta l’Europa a essere chiamata in causa dall’appello di Francesco. In Francia, dopo la dichiarazione (intitolata «S’il vous plaît, que cela ne se répète pas!») della Conferenza episcopale sulla tragica morte del piccolo Aylan, ieri molti presuli sono intervenuti singolarmente — tra essi il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin («Una famiglia in ogni parrocchia? Si può!», ha scritto in un tweet) — per dare a parrocchie e comunità disposizioni sull’accoglienza dei profughi. Il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, si è recato personalmente al valico di frontiera di Nickelsdorf (vicino al confine con l’Ungheria) per incontrare i rifugiati e gli operatori umanitari che li stanno assistendo. Giorni fa la Conferenza episcopale ungherese, al termine dell’assemblea plenaria, ha sollecitato le istituzioni caritative cattoliche («in sintonia con quanto più volte chiesto da Papa Francesco») a trovare i modi più efficaci per fornire assistenza in collaborazione con gli enti pubblici, «nel rispetto dei diritti specifici di questa situazione umanitaria». Ieri, durante un’omelia, l’arcivescovo presidente dell’episcopato polacco, Stanisław Gądecki, ha chiesto a ogni parrocchia di prepararsi all’accoglienza dei migranti perseguitati, «dando loro la possibilità di cominciare una nuova vita». E in Belgio, dopo un appello lanciato a fine agosto, la Caritas Internationalis ha ricevuto duecentocinquanta offerte da parte di proprietari che metteranno degli appartamenti a disposizione dei richiedenti asilo; una volta accertati i requisiti, saranno le autorità competenti a gestire gli alloggi.
© Osservatore Romano - 7 - 8 settembre 2015