Il regalo più prezioso
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- Creato: 22 Dicembre 2015
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ISTANBUL , 22. «Nella nostra epoca molti bambini sono costretti a diventare profughi, seguendo i propri genitori, per salvare la propria vita, vita che i loro molteplici nemici guardano con sospetto. Tale fatto costituisce una ignominia per il genere umano». A sottolinearlo è il patriarca ecumenico, Bartolomeo, nel messaggio di Natale, quest’anno dedicato ai milioni di profughi costretti ad abbandonare le proprie terre a causa delle persecuzioni e delle violenze. La Chiesa ortodossa segue giorno per giorno la fuga di massa di gente disperata alla ricerca di un tetto sotto cui dormire. «È vero — ricorda nel messaggio l’arcivescovo ortodosso di Costantinopoli — che lungo la storia dell’uomo, i popoli hanno effettuato molte migrazioni». Tuttavia, continua, «speravamo che dopo le due guerre mondiali e le dichiarazioni sulla pace di leader religiosi e politici, le società odierne avrebbero potuto assicurare la convivenza pacifica degli uomini nei propri Paesi. I fatti, purtroppo, deludono la speranza, in quanto grandi masse di esseri umani, di fronte alla minaccia del loro annientamento, sono obbligati a prendere la via della migrazione». Tale situazione «accresce la nostra responsabilità». Secondo Bartolomeo, non si può rimanere «insensibili di fronte al dramma quotidiano di migliaia di nostri fratelli». Vanno invece espresse loro «solidarietà e amore, con la certezza che ogni beneficenza verso di loro giunge al volto del Figlio di Dio che è nato e ha preso carne, il quale non è venuto al mondo come un re, o come un dominatore, un potente o un ricco, ma è stato generato come un bimbo ignudo e inerme, in una piccola stalla, senza un focolare, così come vivono in questo momento migliaia di nostri fratelli. Ed è stato obbligato nei primi anni della sua vita terrena a espatriare in una terra lontana, per salvarsi dall’odio di Erode. Potremmo dire — conclude il patriarca di Costantinopoli — che la terra e il mare bevono il sangue innocente dei bambini e dei profughi di oggi, mentre l’anima insicura di Erode ha ricevuto il giudizio». Il «divino fanciullo — scrive ancora Bartolomeo — nato e portato in Egitto è il reale difensore dei profughi di oggi, dei perseguitati dagli Erode di oggi. L’assistenza e il nostro aiuto verso i perseguitati e i nostri fratelli deportati, indipendentemente dalla razza, stirpe e religione, saranno per il Signore che nasce doni assai più preziosi dei doni dei magi».
© Osservatore Romano - 23 dicembre 2015