Per abbattere il muro dell’indifferenza

twal 4BETLEMME, 29. La misericordia di Dio non fa sconti e non conosce eccezioni. Essa si rivolge a tutti, agli amici come ai nemici, agli individui e ai popoli, alle società e agli Stati. È questo il messaggio centrale dell’omelia che il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, ha pronunciato nel corso della messa natalizia celebrata nella chiesa di Santa Caterina a Betlemme. Un discorso tutto incentrato sull’urgenza di riscoprire, proprio in occasione del Natale, il significato della misericordia.
Una necessità evidenziata soprattutto in un contesto che sembra aver smarrito i «valori spirituali », mentre la religione viene sovente utilizzata come «un motivo per uccidere in nome di Dio, invece di invitare alla fratellanza». E dunque, «quello di cui soffriamo oggi è l’assenza di misericordia». Davanti alle massime cariche istituzionali palestinesi, il patriarca ha ricordato che «la misericordia deve comprendere tutti, vicini e lontani, coloro che amiamo e coloro che detestiamo ». Infatti, ha spiegato, «è facile dare prova di misericordia verso coloro che ci sono vicini per parentela religione o etnia. Ma è difficile estenderla ai poveri, agli emarginati, ai rifugiati, ai prigionieri e alle vittime della violenza e del terrorismo». Il pensiero di Twal è andato ai «milioni di rifugiati sparsi nei campi e nelle baracche, a coloro che fuggono dalle zone di conflitto, traversando il mare con mezzi di fortuna, trasformandolo in un gigantesco cimitero, alle case demolite a Gerusalemme e in Palestina, ai terreni espropriati e a coloro che sono stati colpiti da una punizione collettiva. Il nostro pensiero va alle vittime del terrorismo, dovunque siano e a qualunque popolo appartengano ». Tutti, ha ricordato, sono «nostri fratelli in umanità. Che il loro grido divenga il nostro, abbattiamo insieme il muro dell’indifferenza ». Il patriarca ha voluto poi espressamente ringraziare alcuni Stati, la Giordania, il Libano, la Turchia insieme a numerosi Paesi europei che hanno aperto le loro porte ai profughi e ha incoraggiato «i Paesi incerti a superare la paura nei confronti di coloro che chiedono asilo, e ad accoglierli in attesa che la situazione migliori e che possano rientrare nelle loro case». Soprattutto, però, il messaggio natalizio della misericordia è rivolto «non solo alle persone oneste, ma anche a coloro che compiono il male, perché si ravvedano e cambino strada, a tutti coloro che hanno in mano il destino dei popoli, a coloro che fanno scelte politiche portatrici di morte, perché si pentano e facciano prevalere la dignità dell’uomo sui loro interessi materiali. È un appello ai fabbricanti e ai trafficanti di armi letali, che traggono la loro fortuna dalle sofferenze degli altri: fino a questo punto ci ha portato una politica cieca e ottusa». L’appello alla misericordia riguarda anche «tutti coloro che sono coinvolti nella corruzione. Nessuno può pensare di essere immune da questa tentazione. E, per poterla estirpare dalla vita personale e sociale, occorre molta vigilanza e vicinanza a Dio. Preghiamo per i corrotti, sperando che la loro coscienza si risvegli, e che odano questo richiamo prima che sia troppo tardi».

© Osservatore Romano - 30 dicembre 2015