Cannibali che agiscono nell’impunità
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- Creato: 12 Febbraio 2016
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BAGHDAD, 12. «Non sappiamo nello specifico quali milizie o bande siano responsabili di questi attacchi e violenze, tuttavia si tratta di un fenomeno presente, nel recente passato come nell’ultimo periodo, ed è una cosa che fa molto male ai nostri fedeli »: monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Babilonia dei Caldei, conferma ad AsiaNews le notizie degli espropri illegittimi di case, attività commerciali e culturali e di luoghi di culto in Iraq. Gruppi trasversali, che operano sfruttando l’inerzia delle istituzioni, colpiscono indifferentemente cristiani, musulmani, yazidi. Sono gli stessi media locali e internazionali a rilanciare le notizie di espropri ai danni, in particolare, della comunità cristiana (caldei, assiri, siri) di Baghdad. I malviventi costringono con la forza i proprietari a lasciare case e oggetti, secondo il principio che «i beni di un cristiano possono essere confiscati». Come spiega il presule, è difficile attribuire una precisa collocazione a questi gruppi criminosi, perché sono di “diversa estrazione” etnica e sociale. Operano comunque principalmente per denaro e agiscono nell’impunità: Queste bande godono inoltre del sostegno e della copertura di gruppi stranieri «che le finanziano fornendo armi e operatività». Colpiscono dove vi sono interessi e denaro, senza distinguere fra cristiani, musulmani, yazidi: «Entrano dove possono», conferma Warduni, che chiede aiuto «contro questi cannibali che ci fanno morire giorno dopo giorno». Per riportare la sicurezza «è necessario l’intervento di una forza internazionale, come i caschi blu delle Nazioni Unite», prosegue, «garantendo al contempo l’unità nazionale, perché per noi la divisione rappresenta un male. Bisogna seminare pace e giustizia ed è necessario fermare la vendita di armi. Gente senza scrupoli che guadagna miliardi commerciando morte». Nella lettera pastorale inviata ai fedeli per Natale, anche il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, aveva denunciato il fenomeno delle espropriazioni senza diritto, inserendolo all’interno dei mali che affliggono la società e che colpiscono soprattutto i cristiani. Un generale clima di sfiducia, nei confronti delle autorità, che ha portato i rappresentanti cristiani, domenica scorsa, a disertare la Conferenza sulla salvaguardia della pacifica coesistenza, organizzata dal Parlamento iracheno. «Siamo stanchi di inutili parole», ha commentato Sako all’agenzia Fides.© Osservatore Romano - 13 febbraio 2016