La convivenza passa dai social media

kaiciidAMMAN, 5. Formazione sull’uso dei social media come strumento di promozione di un dialogo rispettoso tra i fedeli di religioni diverse: questo il tema al centro del primo di cinque laboratori organizzati dal King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue (Kaiciid), l’organismo fondato a Vienna nell’ottobre 2011 su iniziativa dell’allora re saudita Abdullah. Il primo di questi incontri si è svolto ad Amman, in Giordania, dal 3 al 5 aprile, e ha visto la partecipazione di trecento giovani leader religiosi e rappresentanti della società civile che lavorano nell’ambito del dialogo interreligioso nel Vicino oriente, specialmente in Libano, Palestina, Siria e Giordania.
I media sociali vengono spesso utilizzati come piattaforma di disinformazione, diffusione di stereotipi e reclutamento di estremisti, ma, allo stesso tempo, possono servire per raggiungere milioni di giovani in modo che dialoghino sul ruolo della convivenza nelle loro vite e società. Una delle sfide di questo processo è legata al fatto che i difensori della convivenza e i leader religiosi moderati non sono a volte in grado di usare i social media con efficacia per promuovere i loro valori. Per questo il Kaiciid ha lanciato un programma di formazione dedicata a giovani responsabili religiosi e a esperti in dialogo sull’utilizzazione di tali strumenti come luogo di convivenza. «Nel Vicino oriente — spiega il direttore generale Fahad Abualnasr — otto persone su dieci usano i media sociali tutti i giorni, creandosi opinioni, atteggiamenti. Gli estremisti li utilizzano per favorire stereotipi e percezioni errate. Con questi corsi desideriamo servirci degli stessi canali per promuovere la convivenza e il dialogo. L’esp erienza dimostra che i giovani non vogliono che gli insegnanti o le autorità parlino loro con tono condiscendente o a mo’ di sermone. Ci rivolgiamo quindi a ragazzi e a ragazze della regione che già usano i social media e che sono interessati a promuovere la pace e la convivenza. Vogliamo dare a questi giovani gli strumenti per comunicare con i loro coetanei e far scaturire sani dibattiti sulla coesione sociale», ha concluso Abualnasr. Durante l’incontro di Amman i partecipanti sono stati incoraggiati ad attuare iniziative e campagne sui media sociali nelle rispettive società e istituzioni. Gli studenti maggiormente interessati e promettenti verranno invitati a trasformarsi a loro volta in formatori. I restanti quattro laboratori si terranno quest’anno in Egitto, Iraq, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti. Nel novembre 2014 il Kaiciid organizzò un’importante conferenza per mobilitare i leader religiosi di tutto il Vicino oriente e rispondere in maniera congiunta alla minaccia estremista che affligge la regione.

© Osservatore Romano - 6 aprile 2016