I tanti volti dell’emergenza siriana

siria disastrodi FABRIZIO CONTESSA

Non ci sono unicamente il fragore delle armi, i cumuli delle macerie, la mancanza di cibo e di medicine. Il volto nascosto dell’emergenza siriana riguarda anche i giovani e la paralisi del sistema educativo. È quanto afferma, di ritorno da una spedizione in Siria, Tommaso Saltini, direttore di Ats–Pro Terra Sancta, la ong della Custodia che provvede a fornire aiuti alla popolazione stremata da cinque anni di guerra.
«Pochi giorni fa — riferisce Saltini — siamo stati ad Aleppo e a Damasco, per visitare le realtà della Custodia di Terra santa che sosteniamo. Ebbene, sia monsignor George Abu Khazen, vicario apostolico di Aleppo dei Latini, sia monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, ci hanno ripetuto che l’urgenza maggiore, se si vuole veramente guardare al futuro, è quella dell’educazione. Tante istituzioni cristiane hanno avuto le scuole distrutte a causa della guerra. La cosa più importante, anche per l’avvenire dei giovani, è contribuire a farle ripartire». Il racconto della visita, diffuso sul sito in rete Terrasanta.net, consente di conoscere meglio la drammatica situazione in cui vive la popolazione. Le povertà di Aleppo, per esempio, sono quelle di una città duramente bombardata: molte case sono inabitabili e devastate. Così una buona fetta dei fondi raccolti dalla Custodia servono alla ristrutturazione degli appartamenti. Molte persone portano sul proprio corpo ancora le ferite: avrebbero bisogno di operazioni chirurgiche, di protesi e di costose riabilitazioni. «Ad Aleppo c’è un ospedale sostenuto dalla Custodia — spiega Saltini — al quale abbiamo appena fornito nuovi macchinari. E ci sono altri due ospedali di congregazioni di suore, che vorremmo poter aiutare». Poi c’è l’emergenza dell’acqua, a cui è appesa come a un filo la sopravvivenza della gente. I bombardamenti, infatti, hanno distrutto le tubature idriche principali, mentre il cosiddetto Stato islamico che assedia la città, controlla in modo strategico la diga che apre e chiude a suo piacimento. In tale contesto la Custodia ha attivato tre pozzi che funzionano grazie a generatori alimentati a gasolio, combustibile che si trova solo a prezzi esorbitanti sul mercato nero. Il pozzo della parrocchia, in particolare, ha il rubinetto che dà sulla strada e viene ad attingervi chiunque lo desideri, cristiano o musulmano che sia. «La Custodia — spiega Saltini — ha attivato anche un servizio di pulmini per portare l’acqua agli anziani e ai più poveri. Gli autisti se non hanno altro lavoro, vengono pagati per il loro servizio, ma c’è anche chi decide di farlo volontariamente». La gente di Aleppo, insomma, vive in trappola, schiacciata tra i combattimenti di governativi e ribelli. «I frati sentono molto forte l’u rg e n z a di dare una prospettiva soprattutto ai giovani — continua Saltini — attraverso la scuola e corsi di formazione professionale. Ma sarebbe anche fondamentale dedicarsi al recupero dai traumi della guerra, ci vorrebbero psicologi ed educatori disposti a trascorrere un periodo ad Aleppo, per impostare un efficace lavoro di aiuto». Ad Aleppo i frati della Custodia lavorano in tre punti diversi della città: nella parrocchia di San Francesco, nel collegio di Terra santa e nel quartiere periferico di Er-Ram, dove mantengono un presidio. In parrocchia funziona un’asso ciazione di beneficenza che consegna periodicamente gli aiuti raccolti dai frati — un pacco con alimenti, generi per l’igiene personale e medicine — a circa duemila nuclei familiari. «Ma, considerando il bisogno — spiega Saltini — pensiamo di raggiungere presto almeno tremila nuclei. Si tratta di famiglie di ogni confessione cristiana e anche, cosa tutt’altro che scontata nel clima di diffidenza che si respira, di un certo numero di musulmani in difficoltà».

© Osservatore Romano - 17 aprile 2016