Aumentano le violenze dopo l’ennesimo bombardamento contro un ospedale
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- Creato: 29 Aprile 2016
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DAMASCO, 29. Diventa di ora in ora sempre più instabile la situazione in Siria, in particolare ad Aleppo, come dimostra l’ultima grave strage: ieri sera i bombardamenti hanno colpito l’ospedale Al Quds, sostenuto da Medici senza frontiere (Msf), uccidendo civili e personale medico. È morto anche Mohammed Wasim Moaz, 36 anni, l’ultimo pediatra rimasto ad Aleppo. L'attacco aereo che ha colpito direttamente l’edificio lo ha ridotto in macerie. Ulteriori attacchi hanno distrutto diverse aree vicine all’ospedale. L’inviato dell’Onu, Staffan De Mistura, attualmente impegnato nei negoziati di pace a Ginevra, ha detto che i raid contro l’ospedale «non sono stati condotti per errore». Fonti dei ribelli hanno accusato direttamente Mosca. Secondo loro, sarebbero stati jet russi a colpire l’ospedale. Il ministero della Difesa russo, attraverso il portavoce Igor Konashenkov, ha tuttavia negato qualsiasi coinvolgimento del suo Paese nell’attacco. «Secondo i nostri dati — ha aggiunto Konashenkov — un aereo appartenente a un Paese della coalizione che combatte il cosiddetto Stato islamico (Is) operava nei cieli di Aleppo la sera del 27 aprile» ovvero proprio quando è avvenuta la tragedia. Il portavoce non ha dato però altri particolari su quanto accaduto. Immediata la condanna delle organizzazioni attive in Siria. Msf «condanna nel modo più assoluto questo vergognoso attacco, che colpisce un’altra struttura sanitaria in Siria» ha detto Muskilda Zancada, capo missione di Msf in Siria. «Questo devastante attacco ha distrutto un ospedale vitale per Aleppo, che era anche il principale centro pediatrico dell’area. Dov’è l’indignazione di chi ha il potere e il dovere di fermare questo massacro?». Del bilancio, al momento, non esistono versioni ufficiali. «Secondo i nostri dati, almeno 25 persone sono state uccise. Più di 100 sono state ferite e decine sono in gravi condizioni. Il nostro ospedale ha ricevuto molti bambini e donne» ha detto un funzionario dell’ospedale centrale di Aleppo. «Il numero delle vittime, purtroppo, può aumentare». Ancora più grave il bilancio fornito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani: sarebbero almeno 53 i morti, tra questi 31 civili, di cui tre minori, negli attacchi di cui non si conosce l’origine. Colpiti i quartieri di Bustan Al Qasr, Al Kalasa, Al Sukari, Qadi Askari, Al Marya e Al Harabla, tutti sotto il controllo dei rib elli. Altre 22 persone, di cui due bambini, sono invece morte durante scontri in zone di Aleppo controllate dal Governo di Damasco, come quelle di Al Midan, Al Mashriqa, Ashrafie e Saadals Al Yaburi, dove ci sono anche 53 feriti. L’agenzia ufficiale Sana ha confermato la morte di 22 civili uccisi — stando alla fonte — da non meglio precisati «gruppi di terroristi». Questo mentre a Ginevra proseguono i negoziati tra il Governo centrale e l’opposizione. Uno dei punti trattati nelle ultime ore è quello dell’emergenza umanitaria. Proprio ieri il capo degli aiuti umanitari dell’Onu, Stephen O’Brien, ha allertato il Consiglio di sicurezza «sul nuovo serio deterioramento della situazione umanitaria in Siria». La situazione ad Aleppo «è catastrofica» ha spiegato ai Quindici. Jan Egeland, presidente della task force umanitaria delle Nazioni Unite in Siria, ha avvertito di non essere in grado di dire «quante consegne potremo fare nelle prossime ore e nei prossimi giorni», aggiungendo che «troppi operatori umanitari e personale sanitario sono stati bombardati e uccisi».
© Osservatore Romano - 30 aprile 2016