Il vescovo di Assiut dei Copti sulle speranze dei cristiani in Egitto
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- Creato: 19 Maggio 2016
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di ROSSELLA FABIANI Per l’Egitto resta forte la speranza nonostante i venti contrari che da tempo soffiano sul Paese: è il pensiero e l’augurio di Kyrillos William, vescovo di Assiut dei Copti, che in questi giorni è a Roma insieme a una delegazione di egiziani che hanno partecipato all’udienza generale di Papa Francesco. Gli abbiamo chiesto come è oggi la vita dei cristiani in Egitto, qual è la situazione nel Paese, ma anche un commento sull’apertura alla strada dell’ecumenismo mostrata dal patriarca copto ortodosso Tawadros II.
Ne è venuto fuori il racconto di un Egitto che sta facendo grandi passi in avanti senza però minimizzare i problemi che pure esistono come la corruzione e una situazione economica quasi al collasso. «I cristiani avevano una terribile paura per l’atteggiamento dei Fratelli musulmani sulla libertà religiosa e per il loro disegno di islamizzare tutta la società e di dare nuova vita al califfato. Quale posizione avrebbero potuto mai avere i cristiani in questo Stato islamico?». Oggi, dice il presule, un cambiamento è avviato. «Quando il presidente Al Sisi fa dei gesti concreti nei confronti delle minoranze lancia un segnale a tutti e speriamo che nel futuro le cose possano ancora migliorare. Non si può negare che ancora esiste una mentalità che considera i cristiani come persone di seconda categoria. Ci sono influssi di estremisti che non vogliono che vengano costruite le chiese, che non vogliono i cristiani in posti importanti. È capitato ultimamente a Beni Mazar, nel governatorato di Al-Minya, dove una donna cristiana è diventata direttrice di una scuola perché era il suo turno e alcuni estremisti hanno incitato le ragazze dell’istituto a fare delle dimostrazioni per bloccare la nomina. Ad Al- Minya continuano i rapimenti di minorenni per convertirle all’islam o per chiedere un riscatto. Rispetto al passato i casi sono diminuiti, ma ancora ci sono. Allo stesso tempo, però, c’è una volontà autentica da parte della stragrande maggioranza degli egiziani di combattere questo modo di pensare e di agire. E oggi le prediche del venerdì iniziano a essere un po’ più moderate: non si insultano più cristiani ed ebrei, ma c’è sempre una dose di ostilità che durerà ancora perché è difficile cambiare da un giorno all’a l t ro » . Un passo importante è quello che riguarda la costruzione delle chiese. «Oggi c’è più tolleranza, io sto costruendo cinque nuove chiese ad Assiut che saranno tutte consacrate tra quest’anno e il prossimo. E lo stesso stanno facendo le altre comunità cristiane. La legge che regolamenta la costruzione degli edifici di culto dovrebbe essere approvata nel giro di poche settimane. Una volta approvata, non ci saranno più restrizioni riguardo alla grandezza della costruzione. Inoltre è stato accettato che l’edificazione di una chiesa comprenda tre corpi: la chiesa stessa, l’abitazione per il parroco e un centro per le attività». Non solo, «mi piace ricordare che il presidente Al Sisi quando va in un luogo dove è stata costruita una moschea chiede sempre “dov’è la chiesa?”. Mi sembra un segno concreto della sua volontà di essere il presidente di tutti gli egiziani». Grandi speranze vengono riposte nel patriarca Tawadros II. «Quando tre anni fa venne a Roma rimase molto colpito dall’accoglienza di Papa Francesco e da quel momento ha deciso di celebrare questo giorno come la festa della carità fraterna cattolico-ortodossa. Era il 10 maggio e il patriarca aveva scelto proprio quella data per incontrare Papa Francesco, da poco eletto, perché voleva celebrare il quarantesimo anniversario della visita del patriarca Shenouda III al Papa Paolo VI. Era stato quello il primo incontro storico tra un patriarca di Alessandria e il Papa di Roma che fecero una dichiarazione cristologica comune e iniziarono il dialogo ecumenico dopo una rottura durata 1500 anni». L’anno scorso i gesuiti di Alessandria hanno invitato Tawadros II e Ibrahim Isaac Sedrak, patriarca di Alessandria dei Copti, per celebrare insieme il 10 maggio. «Quest’anno Tawadros in occasione della festa ha voluto anche onorare un personaggio cattolico e la scelta è caduta sul gesuita Henri Boulad. Per il prossimo anno ha lanciato un’altra iniziativa: un concorso su chi realizzerà la più bella foto sul versetto “p erché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te” (Giovanni, 17, 21)». Tanti sono i passi concreti già compiuti sulla via della comunione. Il vescovo ricorda la creazione nel 2010 al Cairo della Casa della famiglia egiziana, nata per volere del patriarca Shenouda e dell’imam di Al Azhar come momento di avvicinamento tra i giovani cristiani e musulmani. «Dopo quella del Cairo è stata aperta una succursale ad Assiut, di cui oggi sono presidente, e ora strutture simili si trovano in quasi tutte le province egiziane. Nel 2012 abbiamo dato vita al Consiglio delle chiese egiziane, sul modello del Consiglio delle chiese del Medio oriente. Ma forse il segnale più grande sono le cinque chiese che sto costruendo nella provincia di Assiut. Quella nel grande villaggio di Ezzieh, intitolata a San Giovanni Paolo II, sarà inaugurata il 22 ottobre. E ho chiesto a una consacrata ortodossa, sorella Bautula, di dipingere l’iconostasi. Sempre a Ezzieh la chiesa dedicata alla Madonna verrà consacrata il prossimo anno, mentre a Kom Boha, per la chiesa di San Giorgio, la cerimonia sarà il 15 novembre di quest’anno; a Beni Skokeri la chiesa intitolata all’a rc a n g e l o Michele, il 22 novembre; a New Assiut la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno del prossimo anno. E un altro progetto riguarda la collina occidentale (Hadaba el Gharbiey) di Assiut dove ho fatto richiesta per costruire una chiesa, una scuola e un ospedale».
© Osservatore Romano - 20 maggio 2016