Tutti con Aleppo
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- Creato: 16 Dicembre 2016
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DAMASCO, 16. «Siamo tutti con Aleppo»: un nuovo appello per l’«immediata fine del conflitto, per la protezione delle vite dei civili e la possibilità che gli aiuti umanitari raggiungano tutte le persone in difficoltà» è stato lanciato da Caritas internationalis, insieme a una campagna per la pace in Siria in occasione del Natale. In particolare si esprime preoccupazione per la situazione di circa 250.000 civili intrappolati ad Aleppo.«È il momento per negoziazioni politiche per porre fine alla guerra», afferma Caritas internationalis, che rilancia anche l’appello del patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham, il quale chiede alle organizzazioni umanitarie di «alleviare la tragedia e la sofferenza del popolo di Aleppo». In Siria «sembra che sia sempre inverno e mai Natale», denuncia il cardinale presidente di Caritas internationalis, l’arcivescovo di Manila, Luis Antonio G. Tagle, il quale ricorda che «sono cinque anni che il popolo soffre a causa dei crudeli venti di guerra. Milioni di persone sono senza casa e coloro che hanno un riparo non hanno riscaldamento o elettricità». Una situazione sempre più drammatica, tanto che anche «il personale Caritas — evidenzia il porporato — inizia a bruciare i mobili per riscaldarsi. Le scuole ancora aperte non possono più pagare il combustibile e i bambini devono avvolgersi in grandi coperte durante le lezioni per restare seduti nei propri banchi». La Siria è divenuta dunque per la rete internazionale della Caritas la più grande emergenza da fronteggiare, con 13,5 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza e 6 milioni e mezzo di rifugiati interni. A richiamare l’attenzione internazionale sulla Siria e in particolare sulla popolazione di Aleppo è anche la Conferenza episcopale francese con una dichiarazione del Consiglio permanente resa pubblica sul sito in rete dell’episcopato. Una presa di posizione che si fa interprete del sentimento popolare. Mercoledì sera sono state spente le luci della Tour Eiffel su richiesta del sindaco della capitale francese, Anne Hidalgo, per «dimostrare il sostegno di Parigi agli abitanti di Aleppo, sotto assedio». E molta gente, come anche in numerose altre città europee, è scesa in strada a manifestare il desiderio di pace. «Mentre la comunità internazionale si limita a dichiarazioni di indignazione — scrivono i presuli — il gioco strategico delle potenze presenti ignora completamente la dimensione umana. Le persone sono schiacciate sotto le bombe, costrette all’esodo, uccise». Oggi, prosegue la denuncia dei vescovi, «sono prive di tutto: la situazione umanitaria è terribile». I presuli francesi — primo firmatario il presidente dell’episcopato, l’arcivescovo di Marsiglia, Georges Pontier — associano la loro voce a quella di Papa Francesco rivolgendo dunque un’esortazione «a impegnarsi con tutte le forze per la protezione dei civili». Si tratta, sostengono, di «un obbligo imperativo e urgente». A ciò si aggiunge un nuovo appello all’accoglienza e alla generosità nei confronti dei rifugiati arrivati in Francia e nei diversi paesi europei. Secondo i vescovi, «questa situazione rimette tutti noi, eletti, responsabili e cittadini, davanti alle nostre responsabilità nei confronti dell’accoglienza dei migranti e degli stranieri. Non possiamo chiudere gli occhi sulla situazione dei rifugiati nel nostro Paese. Dobbiamo accoglierli e accompagnarli nel lungo periodo. Per migliaia di persone, questa situazione è spesso indegna, in particolare nell’Île-de-France dove, sotto l’apparenza di un prendersene cura, ci si accontenta di spostarli di qualche chilometro». Mentre si avvicina il Natale, i vescovi chiamano tutti i francesi a «non abbassare le braccia e a mostrarsi solidali con quelli che soffrono, vicini e lontani».
© Osservatore Romano - 17 dicembre 2016