Gesti di speranza
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- Creato: 04 Gennaio 2017
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BAGHDAD , 4. Nonostante il perdurare del conflitto e gli atti di terrorismo, la celebrazione del Natale è stata per molti iracheni l’occasione per riaffermare il proprio impegno in difesa «della vita, della pace, della gioia» contro ogni violenza. Lo ha sottolineato il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, in una dichiarazione rilasciata ad AsiaNews, interpretando il clima di festa che si è respirato in questi giorni nel paese.Sua beatitudine indica in particolare tre segni: gli alberi di Natale che sono stati allestiti in diversi quartieri di Baghdad; la visita compiuta da un gruppo di giovani musulmani sciiti di Najaf alla comunità cristiana della capitale; i festeggiamenti per il capodanno a Bassora con l’invito rivolto dalle autorità locali (politiche, religiose e istituzionali) ai cristiani emigrati affinché tornino nelle loro case. «La notte di Capodanno — racconta Sako — sono uscito per andare in una piazza del quartiere di Mansour, a Baghdad. Abbiamo festeggiato con moltissime persone che si sono riversate per le strade. Abbiamo parlato con loro, ci siamo scambiati gli auguri. Si tratta di piccoli gesti che servono però a respingere l’ideologia del terrore». «Il cambiamento è visibile — prosegue il patriarca caldeo — soprattutto a Baghdad, disseminata di alberi di Natale. E poi le molte lettere di auguri da parte di autorità religiose, politiche, ma anche di attivisti civili musulmani e molta gente semplice. Penso che il 2017 sarà un anno diverso, forse non di pace totale ma certo di maggiore coesione, unità. Questa è la mia preghiera, ma è anche il sentimento comune della maggioranza dei cittadini». Anche a Bassora si è festeggiato per la prima volta il capodanno, a dimostrazione di un clima di maggiore coesione fra le diverse anime che compongono la realtà locale e il resto del paese. Le forze di polizia hanno vigilato affinché le celebrazioni si svolgessero in tutta sicurezza e il Consiglio provinciale si è impegnato alla manutenzione e alla ristrutturazione delle chiese. Il governatore e il presidente del Consiglio municipale sono andati a far visita all’arcivescovo e un politico cristiano locale ha diffuso una lettera per il nuovo anno contro la guerra. «Noi cristiani abbiamo molto da fare per la comunità locale», sottolinea il patriarca di Babilonia dei Caldei, che ha chiesto alle autorità di mostrare la loro vicinanza alla comunità cristiana. Questi appelli e queste iniziative, fra Natale e capodanno, sono una prima risposta. Ma forse il gesto più significativo è stato quello di un gruppo di giovani musulmani sciiti composto da ragazzi e ragazze originari di Najaf, i quali hanno partecipato a una messa nella chiesa di San Giorgio e poi pranzato con il patriarca e i vertici della Chiesa caldea. «Hanno preso parte alla funzione religiosa — ricorda Sako — e poi abbiamo posato per alcune fotografie con una bandiera dell’Iraq e scritte per la pace. I giovani sono rimasti molto colpiti dai canti e dalle preghiere. Ho spiegato loro la nostra fede, l’unico Dio, il concetto di Trinità. Ho illustrato le basi, la discendenza comune da Abramo, la figura di Gesù. Li ho invitati a combattere l’ignoranza che c’è in molti casi riguardo al cristianesimo. Ho detto loro che non siamo infedeli». Ai giovani di Najaf si è unito anche un gruppo di ragazzi musulmani di Baghdad, che hanno portato dei fiori e festeggiato insieme l’inizio del nuovo anno. «È tempo che i musulmani si muovano e mostrino il lato positivo della loro fede», esorta il patriarca.
© Osservatore Romano - 5 gennaio 2017