Il patriarca Twal sul Messaggio del Papa per la pace: educare i giovani del Medio Oriente ad andare controcorrente
- Dettagli
- Creato: 02 Gennaio 2012
- Hits: 1684
Il Messaggio del Papa per la Giornata della Pace ha ricevuto un’attenzione particolare in Medio Oriente dove purtroppo la pace manca da oltre 60 anni. Il Messaggio, intitolato “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, è stato al centro dell’omelia, ieri, del patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal. Fausta Speranza lo ha intervistato: R. – Credo che questo messaggio è come se fosse stato fatto per noi, per noi qui in Terra Santa, per la regione del Medio Oriente. Educare i giovani alla giustizia e alla pace è come dire di andare controcorrente. Non è facile, perché abbiamo una cultura di violenza, una cultura che non ci dà pace, e abbiamo una situazione in cui si è persa tanta credibilità nei discorsi politici fatti in tante visite. Nonostante tutto, bisogna andare controcorrente e sperare. Il Santo Padre ci chiede di educare i giovani alla pace e alla giustizia e dobbiamo farlo! Abbiamo tutta una generazione di giovani – sia israeliani che palestinesi – che sono nati e cresciuti nella violenza, con l’occupazione, circondati dai muri; abbiamo tutta una generazione che non conosce ancora dov’è il Santo Sepolcro, a causa di questa situazione politica, per motivi di sicurezza e così via. Nonostante tutto siamo chiamati ad educare alla giustizia e alla pace. Non è facile, lo sappiamo. Tutti i movimenti del mondo arabo di questi giovani pensano ad avere più pace, più giustizia, più dignità, più lavoro.
D. – A proposito di questo, Sua Beatitudine, il Papa è chiaro: chiede di “ascoltare, valorizzare le nuove generazioni nella realizzazione del bene comune”…
R. – Sì, questo è il nostro dovere. I primi movimenti, i primi cambiamenti che si sono avuti nel Nord Africa non avevano un colore politico, non avevano un colore fanatico o rivoluzionario nel senso peggiore: volevano solamente più giustizia, più dignità, più lavoro, più libertà di coscienza e libertà in generale.
D. – Il Papa parla di diritti e libertà fondamentali dell’uomo da rispettare e poi parla anche di bene comune: dunque centralità della persona e anche centralità del bene comune. Quale speranza per il futuro in Medio Oriente?
R. – Torniamo all’educazione e siamo con il Papa al cento per cento, perché è rimasta l’unica voce, come Giovanni Battista, che grida nel deserto. Siamo in un deserto, benché ci si trovi nel cuore delle grandi città, con tanta agitazione politica. Continuiamo però a gridare con il Santo Padre, come Giovanni Battista, sapendo che non siamo soli in questo terreno e che il Signore sta con noi. Andiamo avanti, sperando che quest’anno nuovo sia nuovo in tutti i sensi, anche in senso democratico, nel senso della libertà e della giustizia.
D. – In concreto, se guardiamo al conflitto israelo-palestinese c’è l’appuntamento domani di due delegazioni in Giordania. E’ davvero una ripresa dei negoziati dopo lo stallo che si trascina dal 2010?
R. – So che domani ci sarà questo incontro e noi accompagneremo le due delegazioni, quella israeliana e quella palestinese, con le nostre preghiere e il nostro augurio, perché si arrivi ad una soluzione per il bene di tutti, per la pace di tutti e per la serenità di tutti. Auguriamo molto bene e speriamo altrettanto bene. Non perdiamo la speranza e accompagniamo domani queste delegazioni con la nostra preghiera. Io domani farò un salto in Giordania per augurare buon Natale a tante nostre parrocchie che si trovano in Giordania.
D. – Quindi, in qualche modo è vicino anche fisicamente a questo incontro che può segnare la ripresa...
R. – In tutti i sensi noi siamo vicini: siamo nel cuore della situazione.(ap)
© www.radiovaticana.org - 2 gennaio 2012