Per il bene dell’Iraq e degli iracheni

baghdadBAGHDAD, 29. Un piano in quattro punti per rilanciare il dialogo e la riconciliazione nazionale e per favo-rire la più ampia partecipazione alla costruzione della comune casa ira-chena. A dieci anni dall’inizio della seconda guerra del Golfo, il Patriar-ca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, e i capi delle con-fessioni cristiane di Baghdad, hanno presentato un piano di riconciliazio-ne nazionale al primo ministro ira-cheno Nuri al-Maliki e ad altre per-sonalità del Governo, tra le quali il ministro dell’Ambiente, il cristiano Sargon Lazar. Per l’occasione — se-condo quanto riferisce il sito Ba-ghdadhope — il Patriarca caldeo, dopo aver ringraziato il premier per la sua partecipazione alla cerimonia della propria intronizzazione avve-nuta il 6 marzo scorso, ha ricordato come «Cristo dice nel Vangelo: il più grande tra voi sia il vostro servi-tore. Lei — rivolgendosi appunto ad al-Maliki — è il più grande tra noi in quanto a responsabilità ed è quindi suo dovere prendere l’inizia-tiva per la riconciliazione come fa-rebbeunpadre, perilbene dell’Iraq e degli iracheni». Lo stesso sito rende noti anche i contenuti dei quattro punti del pia-no, che è stato inoltrato anche al presidente della Repubblica, a quel-lo della regione autonoma del Kur-distan e al presidente del Parlamen-to centrale. In prima battuta, nel documento viene chiesta la fine de-gli «interventi stranieri in materia di politica interna», con la conseguen-te «edificazione della casa irachena attraverso l’attiva partecipazione di tutte le componenti del mondo po-litico». Viene poi sollecitato un maggiore impegno «a risolvere i contrasti attraverso lo strumento del dialogo», soprattutto «evitando di usare i media per istigare, provocare e minacciare». E ciò, viene sottoli-neato, anche in vista delle prossime elezioni che decideranno le sorti del Paese. Tra le richieste dei leader cri-stiani anche la riapertura dei dossier che riguardano i detenuti nei terri-tori di competenza del Governo centrale e in quello del Kurdistan, «rilasciando gli innocenti e permet-tendo loro di riunirsi alle proprie fa-miglie». Infine, l’istituzione di una specifica «commissione per il dialo-go» che segua le tappe e la messa in pratica di tale percorso. L’inten-to, secondo i promotori del docu-mento, è quello di superare la fase di sfiducia che caratterizza l’attuale situazione. Si tratta di «passi corag-giosi da fare per il bene del Paese e del popolo che ancora soffre, teme per il proprio futuro e merita di es-sere amato dai suoi governanti e di raggiungere finalmente la pace e la stabilità». Il piano di «riconciliazione nazio-nale» è stato elaborato nei giorni scorsi dai leader cristiani, durante una serie di incontri dedicati alla pastorale. In particolare, secondo quanto riferisce l’agenzia Fides, un incontro si è svolto martedì 26 pres-so la sede del patriarcato caldeo di Baghdad, al quale hanno partecipa-to autorevoli rappresentati delle Chiese greco-ortodossa, armena apostolica, assira d’Oriente, siro-or-todossa, copta ortodossa e siro-cat-tolica, nonché il presidente della co-munità avventista in Iraq.

 

© Osservatore Romano - 30 marzo 2013