In Siria continue violazioni della libertà religiosa
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- Creato: 27 Aprile 2013
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La recente distruzione del minareto della moschea degli Omayyadi ad Aleppo e il rapimento di due vescovi, il metropolita greco-ortodosso Boulos al-Yazigi e il metropolita siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, per i quali si moltiplicano gli appelli alla liberazione, simboleggiano «il superamento di una linea rossa» nel conflitto siriano; sul terreno di battaglia sono in costante aumento violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa, attacchi a luoghi o a persone anche motivati dalla fede. È l’allarme lanciato nel nuovo rapporto intitolato «Proteggere e promuovere la libertà religiosa in Siria»,
pubblicato nei giorni scorsi dalla Commissione internazionale statunitense sulla libertà religiosa (United States International Commission on Religious Freedom).
La Commissione è un organismo indipendente “bipartisan” del Congresso americano, creato nel 1998 per monitorare la libertà religiosa nel mondo e offrire raccomandazioni al Governo di Washington.
Nel rapporto — riferisce l’agenzia di stampa Fides — si afferma che vengono continuamente perpetrati «attacchi religiosamente motivati contro civili musulmani sunniti e membri di comunità religiose di minoranza, mentre cresce la violenza settaria e la retorica dello scontro su base confessionale. È sempre più preoccupante — vi si legge — la condizione di libertà religiosa in Siria, segnata dall’escalation di violenza e crisi umanitaria, con forte impatto su tutte le comunità religiose». La Siria è sempre stato un Paese storicamente diversificato dal punto di vista religioso, con una popolazione attorno ai 22 milioni di persone (prima del conflitto). La più grande comunità religiosa è quella musulmana sunnita, che costituisce circa il 75 per cento della popolazione. Seguono quella degli alawiti, con il 12 per cento, e i cristiani che rappresentano il 10 per cento. Poi vi sono i drusi (4 per cento), gli yezidi (inseriti dal Governo locale tra le comunità musulmane) e una piccola presenza ebraica concentrata nelle città di Damasco, Al Qamishli e Aleppo.
Washington, 27
© www.osservatoreromano.va - 28 aprile 2013
La Commissione è un organismo indipendente “bipartisan” del Congresso americano, creato nel 1998 per monitorare la libertà religiosa nel mondo e offrire raccomandazioni al Governo di Washington.
Nel rapporto — riferisce l’agenzia di stampa Fides — si afferma che vengono continuamente perpetrati «attacchi religiosamente motivati contro civili musulmani sunniti e membri di comunità religiose di minoranza, mentre cresce la violenza settaria e la retorica dello scontro su base confessionale. È sempre più preoccupante — vi si legge — la condizione di libertà religiosa in Siria, segnata dall’escalation di violenza e crisi umanitaria, con forte impatto su tutte le comunità religiose». La Siria è sempre stato un Paese storicamente diversificato dal punto di vista religioso, con una popolazione attorno ai 22 milioni di persone (prima del conflitto). La più grande comunità religiosa è quella musulmana sunnita, che costituisce circa il 75 per cento della popolazione. Seguono quella degli alawiti, con il 12 per cento, e i cristiani che rappresentano il 10 per cento. Poi vi sono i drusi (4 per cento), gli yezidi (inseriti dal Governo locale tra le comunità musulmane) e una piccola presenza ebraica concentrata nelle città di Damasco, Al Qamishli e Aleppo.
Washington, 27
© www.osservatoreromano.va - 28 aprile 2013