Aumentano in Egitto rapimenti e conversioni all’islam delle giovani cristiane
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- Creato: 14 Marzo 2014
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IL CAIRO, 14. Negli ultimi tre anni oltre cinquecento ragazze cristiane sono state rapite in Egitto da uomini musulmani e costrette alla conversione e al matrimonio, spesso dopo aver subito violenza. La notizia è stata diffusa nei giorni scorsi dalla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) che ha rilanciato la denuncia di un’organizzazione egiziana, l’Associazione per le vittime di rapimenti e sparizioni forzate (Avaed).Quest’ultima garantisce alle vittime e alle loro famiglie assistenza medica, psicologica e legale. In Egitto — si sottolinea nel comunicato dell’Acs — i rapimenti di giovani copte non rappresentano affatto una novità. «Prima della rivoluzione sparivano quattro o cinque ragazze al mese — spiega Ebram Louis, fondatore dell’Avaed — oggi la media è di quindici». Peraltro, è quasi impossibile fornire stime esatte poiché spesso i crimini e gli aggressori non vengono né riferiti né denunciati. In Egitto infatti, come in altre regioni del pianeta, una donna vittima di abusi sessuali è tuttora motivo di enorme vergogna per la sua famiglia. Secondo l’associazione, nel 40 per cento dei casi le donne (di età compresa tra i 14 e i 40 anni) vengono rapite, violentate e in seguito costrette a sposare il proprio carnefice dopo essersi convertite all’islam. Altre vittime vengono invece plagiate da giovani musulmani che prima si guadagnano la loro fiducia, quindi le obbligano a convertirsi e a contrarre matrimonio islamico; in preparazione alle nozze, gli aguzzini cancellano con l’acido la croce tatuata sul loro polso, simbolo di una fede cristiana portata con fierezza da molti membri della comunità copta. L’elevato numero di ragazze scomparse e il ripetersi di un identico modus operandihanno convinto avvocati, attivisti per il rispetto dei diritti umani e sacerdoti — da tempo impegnati a combattere una piaga tanto atroce — che dietro a simili sequestri vi sia un’organizzazione capillare, vere e proprie cellule estremistiche dedite esclusivamente ai rapimenti di donne copte. Aiuto alla Chiesa che soffre racconta al riguardo la storia emblematica della piccola Nadia Makram, rapita nel 2011 a soli 14 anni. I genitori conoscevano il nome del suo rapitore, un musulmano di 48 anni, e si sono rivolti immediatamente alla polizia, ma l’uomo non è stato arrestato. Stando ai numerosi episodi documentati dall’Avaed, spesso gli agenti si rifiutano di cercare le ragazze sostenendo che queste abbiano abbandonato spontaneamente la casa paterna. Se poi le giovani vengono ritrovate e convocate alla stazione di polizia, quasi sempre sono accompagnate dai nuovi “p a re n t i ” musulmani, perfino in occasione del colloquio che dovrebbe servire ad appurare l’avvenuto sequestro. Comprensibilmente molte confermano di aver lasciato la famiglia d’origine senza alcuna costrizione. La vicenda di Nadia e di altre bambine rapite e costrette alle nozze è ancor più grave perché la legge egiziana vieta il matrimonio e la conversione delle minorenni, anche se esse si dichiarano consenzienti. Eppure nel 2012, quando Nadia, appena quindicenne, aveva già dato alla luce il suo primo figlio, il caso è stato archiviato e il marito prosciolto. All’uomo è stato sufficiente mostrare un certificato di matrimonio che attestava la “regolare” unione con la sua consorte minorenne. L’avvocato cristiano Said Fayez riferisce di numerose cristiane che, una volta sfuggite ai sequestratori, chiedono di ritornare alla propria fede: almeno cinquemila negli ultimi diciotto mesi: «Chi di loro ha avuto dei figli dal matrimonio forzato deve però attendere. Se lasciassero l’islam per riabbracciare il cristianesimo perderebbero i loro bambini».
© Osservatore Romano - 15 marzo 2014