Solidarietà dialogo e riconciliazione

1 0 586674BEIRUT, 15. «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». Si apre con le parole prese dell’incipit dellaGaudium et spesil documento conclusivo della riunione dell’assemblea della gerarchia cattolica in Siria, tenutasi mercoledì scorso nella residenza patriarcale di Raboué, in Libano. Impossibilitati a incontrarsi in Siria, a causa di difficoltà logistiche dovute ai combattimenti, i presuli hanno infatti dovuto riunirsi nella sede libanese. La conferenza è stata presieduta dal patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham, alla presenza del patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan, e del nunzio apostolico in Siria, arcivescovo Mario Zenari. Durante l’incontro i presuli hanno espresso vicinanza e solidarietà alle vittime della guerra civile, insieme al ricordo e alla preghiera per i vescovi, i sacerdoti e i fedeli rapiti. Nel documento finale vengono avanzate numerose richieste alla comunità internazionale. Tra esse, il cessate-il-fuoco, un regolamento pacifico e rapido del conflitto, la continuazione della conferenza Ginevra 2.
Soprattutto l’auspicio per «una Siria unificata, libera, democratica e pluralista, dove tutti godono dei diritti di cittadinanza e dove tutti fanno parte del tessuto sociale e comunitario siriano». I vescovi affermano che essi portano «il lutto per i martiri e pregano per i malati, i feriti e i disabili, i senzatetto e gli emarginati». Un particolare pensiero è poi per «gli ostaggi e gli scomparsi, in particolare dei due vescovi Youhanna Ibrahim e Boulos Yazigi, come pure dei sacerdoti Michel Kayyal e Ishac Mahfouz e un gran numero di fedeli». Nell’esprimere il rifiuto di «ogni forma di estremismo, di stigmatizzazione religiosa (takfir), di assassinio, criminalità, ricatto, e ogni aggressione contro l’uomo e i suoi beni», il documento denuncia inoltre «tutti gli attentati contro i luoghi di culto, chiese e moschee, e in particolare contro le chiese della comunità greco-cattolica». I presuli calcolano che sono «più di cento le chiese delle diverse comunità danneggiate o distrutte fino». In tale prospettiva, la conferenza dei vescovi appoggia «ogni sforzo per una risoluzione pacifica e rapida del conflitto, in particolare attraverso la Conferenza di Ginevra». In occasione della Grande Quaresima, i vescovi invitano inoltre «alla preghiera e al digiuno, come pure alla solidarietà verso gli sfollati, sia all’interno della Siria che all’estero». E si dicono determinati nel non farsi trascinare «dalla disperazione, dall’abbattimento o dalla paura, nonostante la grandezza della prova e del dramma che si aggrava di giorno in giorno». In particolare essi sono «in pieno ascolto della voce del Papa» — al quale hanno formulato gli auguri per il primo anniversario della sua elezione — «e della sua preghiera per la Siria, che ci invita a non perdere il coraggio e a non lasciare che si spenga la fiamma della speranza nei cuori». La conferenza dei vescovi grecocattolici chiede in conclusione a tutti i siriani di «lavorare con ogni mezzo, a livello locale, regionale e internazionale per il cessate-il-fuoco, l’apertura al dialogo, la riconciliazione e la ricostruzione».

© Osservatore Romano - 16 marzo 2014