Dove essere cristiani può costare anche la vita

Ibrahim Isaac SidrakPARIGI, 26. Il patriarca di Alessandria dei Copti, Ibrahim Isaac Sidrak, l’arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga, l’arcivescovo di Mossul dei Caldei, Amel Shamon Nona, il prete maronita libanese Samer Nassif, la religiosa siriana Raghida Al Khouri: sono le personalità invitate alla sesta edizione della Nuit des témoinsche si svolge dal 24 al 28 marzo a Strasburgo, Bordeaux, Marsiglia e Parigi. L’iniziativa, organizzata da Aide à l’Eglise en Détresse, ha lo scopo di rendere omaggio, attraverso la preghiera e la testimonianza, a tutti i cristiani discriminati o addirittura uccisi a causa della loro fede.
Si è cominciato la sera di lunedì 24 a Strasburgo, nella chiesa di SaintPierre-le-Jeune, dove a presiedere la «Notte dei testimoni» è stato chiamato il vescovo ausiliare Christian Kratz. È stata poi la volta di Bordeaux, martedì 25, nella cattedrale di Saint-André, con il cardinale arcivescovo Jean-Pierre Ricard. Si continua poi a Marsiglia, mercoledì 26, nella basilica del Sacré-Coeur, con l’a rc i -vescovo Georges Pontier, e infine a Parigi, venerdì 28, dove nella cattedrale di Notre-Dame si terranno prima una messa e poi una veglia guidate dal cardinale arcivescovo André Vi n g t - Tro i s . «Minacciati più volte, preghiamo Dio di proteggere le chiese e le persone, ma, forti della nostra fede in Gesù Cristo e certi del nostro amore per l’Egitto, non lasceremo mai la nostra terra», ha dichiarato di recente monsignor Sidrak. Nella Nuit des témoinsracconterà anche delle sessanta chiese saccheggiate e delle rappresaglie contro i copti seguite alla caduta del presidente Morsi, e delle difficoltà nei rapporti fra cristiani e musulmani, «a causa di una certa ignoranza». Il patriarca, 58 anni, conosce bene le sfide che il suo Paese si trova di fronte. Dopo aver studiato filosofia e teologia al Seminario maggiore di Maadi, prima di diventarne il rettore, ha preso poi la guida dell’Ufficio catechetico di Sakakini e infine della cattedrale copta cattolica del Cairo. Eletto patriarca di Alessandria dei Copti il 15 gennaio 2013, è considerato un moderato. Non crede a una vera e propria persecuzione contro i cristiani, ma non tace «le migliaia di violenze quotidiane che subiscono i copti in quanto copti», dalla richiesta di un semplice documento alla selezione in caso di assunzione. Massacri, saccheggi, violenze: nella Repubblica Centroafricana è questo, da più di un anno, il tragico bollettino quotidiano. A parlarne è stato chiamato l’arcivescovo di Bangui, molto conosciuto in Francia, Paese nel quale ha studiato teologia e dal quale ha lanciato di recente appelli alla comunità internazionale. Nella Repubblica Centroafricana un’escalation di violenza «mai vista in tutta la mia vita», ha dichiarato monsignor Nzapalainga. Gruppi armati hanno profanato luoghi di culto cristiani e preso di mira le loro proprietà. «Non abbiamo capito perché», ha detto il presule, che assieme al pastore protestante e all’imam di Bangui è fortemente impegnato nel dialogo ecumenico e interreligioso, con l’obiettivo della pace e della riconciliazione. Rifiuta le accuse facili e gli amalgami ingannevoli. A Natale il suo messaggio rivolto ai cristiani di buona volontà li esortava a «prendere coscienza della parte di responsabilità di ciascuno in tutti i mali di cui soffre la nazione» al fine di «dare il meglio di voi stessi per rafforzare la speranza». Monsignor Nona, arcivescovo di Mossul dei Caldei, parlerà invece della situazione dei cristiani in Iraq. «Siamo vittime di fondamentalisti venuti dai Paesi vicini per combattere gli infedeli», ammonisce il giovane presule (46 anni), prima parroco ad Alqosh, la città dove è nato, e poi docente di teologia al Collegio pontificio di Erbil. In dieci anni di conflitto, la comunità cristiana in Iraq ha perso più della metà dei suoi membri e ha visto attaccate una settantina di chiese. Ma «bisogna restare», afferma, perché «la fede cristiana non è una teoria astratta», perché «dà un senso a questa vita di persecuzione fornendo la forza necessaria per sopportarla». La risposta alla violenza è «l’amore, essere ancora più uniti, avere reale coscienza della propria fede». Alla «Notte dei testimoni» anche padre Samer Nassir e suor Raghida Al Khouri. Il primo, nativo di Deir el-Qamar, in Libano, villaggio che mette a contatto cristiani e drusi, si soffermerà sul calvario vissuto dai cristiani orientali, ma anche sulla loro vitalità e speranza. La religiosa parlerà invece del suo Paese, la Siria, dove i cristiani, ma anche i musulmani moderati, si sentono «annichiliti, abbandonati».

© Osservatore Romano - 27 marzo 2014