Per non dimenticare l’Iraq
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- Creato: 22 Giugno 2014
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BAGHDAD, 21. «In Iraq vi è un mosaico di etnie e di religioni e distruggere questo mosaico sarebbe come distruggere tutto l’Iraq»: dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, all’arcivescovo di Baghdad dei Latini, Jean Benjamin Sleiman, dal patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan, all’arcivescovo di Mossul dei Caldei, Amel Shamon Nona, alle conferenze episcopali (come quella austriaca), alle organizzazioni, ai movimenti (come Pax Christi Italia), il mondo si mobilita per l’Iraq devastato dalla recrudescenza del conflitto. Le parole con le quali il patriarca di Babilonia dei Caldei ha chiamato alla giornata di digiuno e preghiera per la pace svoltasi mercoledì scorso hanno dato forza a coloro che si battono per il dialogo e il rispetto recipro co. L’appello è giunto in un momento drammatico, segnato dall’avanzata nel nord e nel centro del Paese di milizie anti-governative e in particolare di combattenti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). In una nota, Pax Christi Italia denuncia «centinaia di migliaia di sfollati, profughi, esecuzioni sommarie e violenze di ogni genere», e ricorda che il movimento ha visitato molte volte il Paese durante e dopo la recente guerra, dialogando con i responsabili sunniti e sciiti, curdi e turcomanni, riscontrando desiderio di pace, attenzione alle iniziative di incontro e rispetto. Pax Christi, invitando a vivere la giornata di preghiera e digiuno anche con un segno di solidarietà concreta attraverso la Caritas, ha chiesto alla comunità internazionale, all’Europa in particolare, «di non essere assente ma di farsi promotrice di passi concreti di pace, per evitare che sul territorio gli unici segnali di una presenza internazionale siano le armi». All’iniziativa voluta dal patriarca di Babilonia dei Caldei hanno aderito, fra gli altri, i vescovi austriaci riuniti in assemblea plenaria nel santuario di Mariazell. Con «sgomento e senso d’impotenza» davanti all’azione brutale della milizia jihadista Isis, i presuli — nel messaggio rilasciato all’agenzia cattolica KathPress — hanno chiesto al Governo austriaco di esperire «tutte le azioni possibili all’interno dell’Unione europea e delle Nazioni Unite perché in Iraq siano rispettati i diritti fondamentali di tutte le persone indipendentemente dalla loro identità etnica o religiosa. Oltre alle immense sofferenze per la popolazione civile devastata dalla guerra, ora c’è la minaccia che il cristianesimo che era fondamentale in Mesopotamia scompaia». Dal canto suo monsignor Sleiman ha dichiarato ad Aiuto alla Chiesa che soffre che l’unico modo per fermare l’Isis è che i leader iracheni lavorino insieme: «La loro collaborazione è molto più importante di qualsiasi aiuto esterno». Sorpresi e terrorizzati per la velocità con cui la scorsa settimana lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante ha conquistato Mosul, gli abitanti rimasti nella capitale temono il peggio. «C’è una gran confusione», ha affermato l’arcivescovo di Baghdad dei Latini, facendo notare l’esiguo numero di fedeli che ultimamente hanno assistito alla messa nella cattedrale di San Giuseppe: «Dopo la funzione ho parlato con alcuni di loro ed erano veramente affranti e preoccupati». In un’intervista a Ewtn Nightly News, il patriarca di Antiochia dei Siri, Younan, non risparmia le critiche nei confronti delle potenze occidentali, colpevoli di aver abbandonato l’Iraq, mentre l’arcivescovo di Mossul dei Caldei, Nona, ha ricordato all’agenzia Fides come, nonostante la gravità della situazione, nel villaggio di Tilkif ci si è riuniti in preghiera, con i bambini e le loro famiglie, «chiedendo al Sacro Cuore di Gesù di custodire la pace anche nei nostri cuori e di preservare tutti i nostri connazionali dalla violenza e dalla guerra».
© Osservatore Romano - 22 giugno 2014