Serve l’aiuto di tutti

IRAQ ARCHBISHOP-LOUIS-SAKOMOSUL, 3. L’Iraq ha bisogno dell’aiuto di tutti, in particolare dall’Occidente. Il Paese rischia di sprofondare nel baratro e la piccola comunità cristiana è in serio pericolo. Dal Vicino oriente si susseguono gli appelli, ultimi in ordine di tempo quelli del patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, e dell’a rc i -vescovo di Mossul dei Caldei, Amel Shamon Nona. Nei giorni scorsi i miliziani dell’Isis hanno occupato la sede dell’arcidiocesi di Mossul dei Caldei, saccheggiandola e distruggendo tutti i simboli della cristianità. Un’azione compiuta nonostante il richiamo al rispetto dei luoghi di culto da parte dell’imam della vicina moschea, e che si è ripetuto anche nei confronti della chiesa di sant’E f re m , sempre a Mosul, sede dell’a rc i v e -scovado siriaco-ortodosso.
Fonti locali di Ankawa.com riferiscono che all’appello del leader musulmano, gli islamisti hanno risposto che «non c’è vescovado o chiesa nello Stato islamico». Secondo quanto ha dichiarato ad AsiaNews monsignor Nona, «sono entrati e hanno piantato la bandiera sulla sede dell’a rc i v e s c o -vado. Se questo è il loro atteggiamento e il loro comportamento verso le minoranze, verso le altre componenti, è un segnale estremamente negativo per tutti». Se a Qaraqosh e in altri villaggi alcune famiglie hanno potuto fare rientro, diversa, invece, è la situazione di Mosul, sempre sotto il controllo dei miliziani: «La realtà è grave — ha avvertito l’arcivescovo — soprattutto per le famiglie che si trovano a sopravvivere con sempre meno risorse, potendo contare sul nulla. Vorrei lanciare un appello ai politici e a tutta la classe dirigente — ha aggiunto il presule che ha partecipato la scorsa settimana al Sinodo dei vescovi caldei — affinché trovino una via di uscita da questa situazione molto grave, affinché possano trovare una via comune di dialogo e salvino il Paese dal pericolo di divisioni. E prego perché i cristiani possano trovare sostegno e aiuto. Serve una mano da tutti in questa situazione difficile». Sul quadro generale di guerra e devastazione è intervenuto anche il patriarca Sako che, la scorsa settimana, ha guidato il Sinodo dei vescovi. «La situazione — ha spiegato — è molto fragile e nessuno è al sicuro». Nel confermare il rischio di una “spartizione” del Paese ha invitato i cristiani a non disperare, rinnovando la richiesta di preghiere in questi tempi di particolare difficoltà. Infine, ha rivolto un appello pubblico a coloro che detengono le due suore e i tre giovani rapiti a Mossul alcuni giorni fa. Rivolgendosi ai capi religiosi musulmani e ai responsabili delle tribù sunnite di Mosul, ha chiesto loro di fare «tutto il possibile per ottenere il rilascio dei sequestrati». Nell’appello, sua beatitudine Sako ha citato i versetti del Corano che indicano a tutti i credenti di trattare bene i monaci e gli orfani, e ha ricordato che i cristiani «furono i primi a ricevere i conquistatori musulmani quattordici secoli fa e che nell’Iraq di oggi i cristiani non si identificano con alcuno schieramento politico».

© Osservatore Romano - 4 luglio 2014