S’inasprisce la violenza in Siria

La moschea di JobarDAMASCO, 19. La violenza del conflitto siriano fa segnare da giorni un inasprimento, determinato soprattutto dall’azione dei ribelli dello Stato islamico (Is), il gruppo all’offensiva tanto in Siria quanto in Iraq. Nelle ultime ore si sono rivelate via via più sanguinose le conseguenze dell’attacco sferrato giovedì dall’Is al sito di Al Shaer, uno dei principali giacimenti di gas in Siria, nella provincia di Homs, vicino al sito archeologico di Palmira. Quella ad Al Shaer è stata la più imponente operazione lanciata dall’Is contro forze e strutture governative da quando il gruppo ha fatto la sua comparsa nella guerra civile siriana, che finora lo aveva visto impegnato soprattutto contro altre formazioni ribelli, compresa l’altra milizia islamista del Fronte Al Nusra. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), l’o rg a n i z z a -zione con sede a Londra considerata espressione dell’opposizione siriana in esilio, che aveva dato per prima notizia dell’attacco, ha riferito di 270 morti. Secondo Rami Abdel Rahmane, il direttore dell’Ondus, la maggior parte delle vittime sono state uccise con esecuzioni sommarie dopo essere state fatte prigioniere durante l’occupazione del giacimento di gas, mentre una controffensiva delle forze governative avrebbe provocato la morte di almeno quaranta miliziani dell’Is. Non si hanno al momento notizie certe sul fatto che l’e s e rc i t o abbia o meno ripreso il controllo del sito. Neppure si hanno conferme, intanto, della notizia, data ieri sempre dall’Ondus, del fatto che i miliziani dell’Is abbiano lapidato una donna accusata di adulterio nella città di Tabqa, nella regione di Raqqa, in gran parte passata sotto il loro controllo. Fonti locali citate dall’agenzia di stampa italiana Ansa hanno anzi smentito la notizia di una tale esecuzione, che sarebbe la prima mai avvenuta in Siria.

©  Osservatore Romano - 20 luglio 2014