A Gaza c’è bisogno di tutto
- Dettagli
- Creato: 19 Agosto 2014
- Hits: 1138
GAZA, 19. «I rifugiati hanno bisogno di tutto: cibo, acqua, vestiti»: tacciono le armi ma nella Striscia di Gaza resta sempre alta l’emergenza profughi. A riferirlo è padre Mario da Silva, che opera nella parrocchia della Sacra Famiglia. La Chiesa e diverse istituzioni cristiane cercano di rispondere alla drammatica situazione e di fornire assistenza. Circa novecento profughi, racconta padre Mario, sono stati alloggiati nella scuola cattolica. Come sempre, però, le risorse a disposizione non riescono a far fronte all’emergenza. Per questo, in seguito alla richiesta del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, nei giorni scorsi la fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) ha inviato un primo contributo straordinario di 50.000 euro in favore delle vittime del conflitto in atto a Gaza. La donazione — riferisce un comunicato di Acs — coprirà i costi delle spese mediche e permetterà alle strutture ospedaliere cristiane presenti a Gaza di fornire assistenza e di avere a disposizione il carburante necessario al funzionamento dei generatori di elettricità. Parte della somma servirà alla ricostruzione delle case dei cristiani distrutte dalla guerra. Obiettivo che, viene sottolineato, probabilmente richiederà nuovi aiuti. «La situazione umanitaria a Gaza è terribile — ha scritto monsignor William Hanna Shomali, vescovo ausiliare e vicario generale di Gerusalemme dei Latini, in un appello inviato ad Acs — vi chiediamo di pregare per la pace e di aiutare le vittime della guerra». Nella Striscia di Gaza vivono circa 1.300 cristiani a fronte di 1.800.000 musulmani. A causa dei bombardamenti, quasi nessuno esce di casa per andare in chiesa. «Noi celebriamo la liturgia ogni giorno, ma la parrocchia è quasi sempre vuota. Soltanto i più coraggiosi assistono alla messa», dice padre Mario da Silva. Per questo è stato inaugurato un servizio di pastorale telefonico: «Ogni giorno chiamiamo i fedeli, chiediamo loro se hanno bisogno di aiuto e cerchiamo di incoraggiarli».© Osservatore Romano - 20 agosto 2014