Contro chi non vuole la pace
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- Creato: 27 Agosto 2014
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DAMASCO, 27. «Come cristiani, come siriani, speriamo di avere una soluzione di riconciliazione, di pace, con l’aiuto delle Nazioni Unite». Di fronte all’offensiva, in Siria come in Iraq, dei jihadisti del cosiddetto Stato islamico, «c’è bisogno di una forza internazionale per la pace». Ad auspicarla, dai microfoni di Radio Vaticana, è il vescovo di Alep dei Caldei, Antoine Audo, che da Aleppo racconta una situazione difficile, con problemi di elettricità, di acqua, e la continua minaccia delle bombe. Malgrado tutto, «come cristiani cerchiamo di essere presenti, di fare attività. Per esempio, questa settimana faremo alcuni giorni di riflessione con tutta la gente che lavora con noi alla Caritas. Si cerca di sopravvivere. Non possiamo fare altro». Al momento, nel centro di Aleppo, dove vive la maggioranza dei cristiani, non ci sono episodi di guerriglia. «Siamo sotto la protezione del Governo», dice monsignor Audo, mentre intorno alla città ci sono molti gruppi che attaccano e lanciano bombe. Sono le notizie da fuori a incutere timore, le notizie che arrivano dal governatorato siriano di ArRaqqah (dove l’Is nei giorni scorsi ha conquistato un aeroporto) e da Mosul, in Iraq. «Parlano di leggi, di comportamenti da tenere, di violenze. E questo fa paura generalmente alla gente», osserva il presule, il quale conclude con domande legittime, che fanno riflettere, rivolte alla coscienza degli organismi internazionali: «Chi sostiene questi gruppi? Chi vende armi? Chi nutre interesse da queste violenze?». Il 7 settembre ricorrerà il primo anniversario della Giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria indetta da Papa Francesco. Davanti alla tragica situazione nel Paese, monsignor Giuseppe Nazzaro, già vicario apostolico di Alep, in una nota diffusa dal blog OraproSiria e ripresa dal Sir, invita a fare memoria di quell’evento, servito «a scongiurare una guerra di invasione che poteva rivelarsi una catastrofe mondiale. Vi erano parecchi interessi in gioco, non tutti avrebbero accettato di far tacere le proprie armi permettendo di fare scempio di quello che restava ancora in piedi nella nostra amata terra siriana», scrive Nazzaro, il quale chiede ai mass media di non dimenticare il conflitto siriano. «Non possiamo restare muti, diventando così conniventi, dinanzi a quanto laggiù sta accadendo», massacri di inermi, soprattutto di donne e bambini. Da qui l’appello a rinnovare «il gesto di pace del 7 settembre scorso».
© Osservatore Romano - 28 agosto 2014