Una macchia vergognosa

baghdadBAGHDAD, 6. A un mese dall’avanzata delle milizie dello Stato islamico (Is), con la conseguente fuga in massa di cristiani, yazidi e altre minoranze, il patriarca di Babilonia dei Caldei, monsignor Louis Ra- phaël Sako I , continua quotidiana- mente a denunciare le crescenti sofferenze degli sfollati. In una lettera-appello diffusa da AsiaNews, il patriarca racconta il “geno cidio” di un popolo privato dei «valori religiosi, umani, morali e nazionali». Come già affermato in passato, monsignor Sako ricorda che la soluzione non consiste nell’emigra- zione, perché i cristiani devono poter continuare a essere «lievito» della terra d’Iraq e «messaggeri di speranza».
Condannando la timidezza mo- strata sinora dalla comunità inter- nazionale nel rispondere alle vio- lenze islamiste, Sako pone l’accen- to sull’importanza di «far sentire la nostra voce contro gli estremismi, di lavorare per creare una nuova mentalità basata sulla convivenza in pace e armonia fra sciiti, sunniti, arabi, turcomanni, curdi, cristiani, yazidi. Per questo serve un’offensi- va sul piano ideologico nei con- fronti del mondo islamico, per fer- mare la legittimazione religiosa del fondamentalismo». Fra le molte proposte concrete avanzate dal patriarca caldeo, fra cui una forza di pace in Iraq e una commissione di inchiesta Onu sulle violenze del Califfato, la prima dal- la quale partire è il cambio del cur- riculum scolastico e universitario. «Solo l’istruzione — avverte — può dare il via a questa trasformazione e costruire una società dove regni l’uguaglianza. Per garantire una migliore convivenza è necessario creare una società civile che rispetti ciascuna religione e che non politi- cizzi le religioni». Nella lettera monsignor Sako sottolinea che «è trascorso un mese intero da che è iniziata la dramma- tica situazione dei cristiani e il tem- po è trascorso come se tutto ciò fosse naturale. È calato un velo su questi eventi dolorosi e centoventi- mila cristiani sono stati sradicati dalla loro storica madrepatria per- ché l’islam politico non li vuole lì, mentre il mondo resta in silenzio, tentenna, forse perché approva o forse perché è incapace di agire. Tutto ciò — prosegue la lettera — incoraggia le milizie dell’Is ad an- dare avanti con la sua guerra feroce contro la cultura e la diversità, mettendo a rischio la sicurezza so- ciale. Le sofferenze degli sfollati stanno crescendo sempre più: i loro bisogni aumentano e i timori per le incertezze sul futuro dei loro figli traumatizzati, delle città depredate e delle case svuotate li lascia senza sonno. Queste persone vivevano nelle loro cittadine di origine in prosperità, con orgoglio e dignità; in un batter d’occhio, sono stati scacciati dalle loro case, terrorizza- ti, e hanno dovuto fuggire a piedi in tutta fretta, in cerca di un ripa- ro. Sono scene che ci riportano ai secoli bui del passato, sebbene tut- to questo sia diventato un’orribile realtà della nostra attuale civiltà. Questi pacifici e fedeli cittadini cri- stiani stanno vivendo un vero ge- nocidio, una fine terribile, oltre che la prova di una privazione dei va- lori religiosi, umani, morali e na- zionali. Per questo siamo al cospet- to di una macchia vergognosa nel cammino della storia. Ognuno do- vrebbe sapere che questa è una minaccia per tutti». Infine, il patriarca sottolinea il dolore provocato dall’incapacità delle autorità di «imporre il rispet- to della legge e dell’ordine, di fron- te al continuo e significativo dete- rioramento della sicurezza, che ali- menta una cultura della violenza, la quale a sua volta fornisce ai gruppi estremisti un terreno fertile sul quale proliferare. A Baghdad, cristiani e altri — conclude monsi- gnor Sako — vengono rapiti e mi- nacciati affinché lascino le proprie case. È giusto che simili comporta- menti barbari possano continuare impuniti o senza un processo di rieducazione? Al fine di salvarsi dall’estinzione, e per continuare a essere lievito della terra, i cristiani d’Iraq devono affrontare la situa- zione per quella che è, in special modo perché essi recano con sé il messaggio di speranza, attraverso il quale possono mantenere accesa la fiammella della vita. In modo atti- vo e vitale, i cristiani devono darsi da fare per costruire il futuro, per- ché le sfide della vita vanno affron- tate con coraggio. Devono compie- re passi decisivi per mettere pres- sione alle autorità, in patria e all’estero, perché assicurino condi- zioni di vita — libere e sicure — p er loro, nella loro terra d’Iraq».

© Osservatore Romano - 7 settembre 2014