Senza giustizia non ci sarà mai pace
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- Creato: 04 Ottobre 2014
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RASAL-KHAIMAH, 4. Non c’è pace senza giustizia. E senza, dunque, che siano sanate le cause dei molti conflitti che oggi infuocano l’a re a mediorientale. È quanto, nella sostanza, si afferma nella dichiarazione diffusa al termine dell’i n c o n t ro della Conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe (Celra). I presuli — provenienti oltre che dalla penisola araba, da Siria, Libano, Giordania, Palestina, Israele, Cipro, Gibuti e Somalia — si sono incontrati dal 30 settembre fino a oggi, sabato 4, presso la chiesa di Sant’Antonio da Padova a Ras alKhaimah, capoluogo dell’omonimo emirato, negli Emirati Arabi Uniti. Al centro dei lavori il tema della famiglia, anche in virtù dell’imminente assemblea sinodale, e quell0 dell’immigrazione, fortemente sentito per la presenza di lavoratori stranieri, oltre ovviamente a quello scottante e di estrema attualità dei conflitti nell’area mediorientale.«Noi — esordiscono i presuli nella dichiarazione — partecipiamo alle sofferenze dei nostri popoli a Gaza, nella Siria e Iraq che hanno subito una distruzione massiva con un gran numero di vittime e feriti, e a quelle dello Yemen e della Somalia, dove prevale una grande instabilità politica». Le informazioni che provengono da queste zone di conflitto, viene sottolineato, sono «orribili». Nove milioni di siriani sono profughi o senza casa. Più della metà dei cristiani siriani e iracheni hanno lasciato i loro Paesi. E, per la prima volta da 17 secoli, una grande città come Mosul si trova senza la sua comunità cristiana. Al pari, anche «le sofferenze di altre minoranze come i yazidi e i curdi, nonché di numerosi sciiti e sunniti non ci lasciano indifferenti». Per mettere fine a questi «conflitti assurdi», occorre però «guarire le cause che si trovano sia nell’ingiustizia come in Palestina, sia nell’intolleranza religiosa ed etnica come in Siria e Iraq, senza escludere gli interessi politici ed economici dei Paesi che hanno sostenuto la guerra e venduto armi». In questa prospettiva, i presuli della Celra ribadiscono innanzitutto che, appunto, «non c’è pace senza giustizia come non c’è giustizia senza rispetto dei diritti umani, sociali e religiosi». Insomma, «non c’è pace senza perdono e riconciliazione». E la Chiesa «prega e lavora perché questa riconciliazione diventi una realtà in tutto il Medio oriente». Infatti, «senza una vera riconciliazione, basata sulla giustizia e il perdono reciproco, la pace rimarrà assente, perché gli stessi fattori che hanno prodotto il conflitto continueranno a generare più odio e più guerre». I presuli ribadiscono inoltre come non si possa «utilizzare la violenza in nome della religione poiché ogni persona umana ha diritto al rispetto a prescindere dalla sua appartenenza religiosa, etnica o dal suo statuto minoritario». A ciò si aggiunge l’apprezzato riconoscimento per «il ruolo delle Chiese e delle sue agenzie umanitarie nella distribuzione di aiuti senza guardare alla religione delle persone, nonché l’eroicità di molti musulmani che hanno condannato il radicalismo religioso o che hanno difeso le minoranze perseguitate a rischio della loro vita». In questa prospettiva, viene anche ribadito «il diritto degli oppressi all’autodifesa e alla possibilità da parte della comunità internazionale di utilizzare la forza in modo proporzionato per fermare l’aggressione e l’ingiustizia contro le minoranze etniche e religiose».
© Osservatore Romano - 5 ottobre 2014