Per i cristiani in Egitto è tempo di proposte
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- Creato: 29 Ottobre 2014
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IL CAIRO. 29. Il 2015 promette di essere un anno decisivo per i cristiani in Egitto. Con le prossime elezioni e l’insediamento del nuovo Parlamento — presumibilmente nei primi mesi del 2015 — potrebbe, infatti, vedere la luce l’attesa legge per l’autorizzazione alla costruzione di nuovi edifici di culto, una cui bozza è stata predisposta dai rappresentanti delle principali comunità cristiane presenti in Egitto e inviata la scorsa settimana al Governo egiziano. In vigore dal 1934, l’attuale legge vieta, tra le altre cose, di costruire chiese vicino a scuole, canali dei villaggi, ferrovie, uffici governativi e in aree residenziali. Questo ha fatto sì che, nell’Alto Egitto e nelle zone più rurali, intere città o paesini non abbiano neanche una chiesa. «Su richiesta del Governo i leader delle varie denominazioni cristiane hanno steso la bozza per questi provvedimenti, che da tanto tempo chiedevamo di attuare», ha dichiarato ad AsiaNews il portavoce dei vescovi cattolici d’Egitto, padre Rafic Greiche, il quale ha anche ricordato che «quando il presidente el Sisi ha incontrato i vescovi delle varie denominazioni e il patriarca copto ortodosso Tawadros II , egli stesso ha introdotto l’a rg o mento, dicendo che ogni egiziano ha il diritto di pregare nel proprio luogo di culto». L’intenzione «che ispira la nostra proposta — ha dichiarato all’agenzia Fides il vescovo di Guizeh dei Copti, Antonios Aziz Mina, membro della commissione di lavoro interconfessionale che ha steso il testo — è facilitare l’applicazione di procedure snelle e chiare che dipendano solo dalla legge, e siano sottratte a ogni tipo di arbitrio». La bozza di legge è stata consegnata nelle mani del giudice Ibrahim alHeneidi, ministro pro tempore per la Giustizia e la conciliazione nazionale, e verrà sottoposta a revisione da parte degli uffici del ministero. Si prevede che il testo di legge sia discusso a livello parlamentare durante le prime sessioni del nuovo Parlamento, dopo essere passato al vaglio della Commissione legislativa per le riforme. Secondo quanto riportato da fonti locali, e riferito dall’agenzia Fides, nessun articolo della bozza collega la costruzione di chiese alla percentuale della popolazione cristiana presente nell’area, semplicemente perché non esiste alcun censimento in grado di rappresentare con precisione la distribuzione dei battezzati sul territorio nazionale. Un articolo di legge indica poi 60 giorni come termine entro il quale la richiesta di costruzione di una chiesa deve essere respinta. Trascorsi i 60 giorni, il progetto dovrebbe essere considerato come approvato, secondo il criterio del silenzio-assenso. Stando sempre a quanto previsto dalla bozza di legge elaborata dalle Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto, la concessione dei permessi per la costruzione dei luoghi di culto cristiano dovrebbe essere esercitata dalle autorità municipali locali, come accade per la costruzione di edifici privati, senza coinvolgere i livelli provinciali o nazionali dell’apparato amministrativo. I vincoli burocratici che complicano la costruzione di nuove chiese risalgono in parte al periodo ottomano. Nel 1934, il ministero dell’Interno aggiunse le cosiddette “dieci regole”, che, come accennato, vietano, tra l’altro, di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. Così facendo intere aree sono rimaste senza chiese, costringendo le comunità cristiane a lunghi spostamenti verso altri villaggi per partecipare alle liturgie, con il rischio di venire aggredite da bande di salafiti fanatici.
© Osservatore Romano - 30 otobre 2014