Perché nessuno si senta abbandonato
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- Creato: 03 Novembre 2014
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«Dopo tre anni e mezzo di conflitto i bisogni della popolazione sono oggi ancora più forti. Per questo è importante non lasciare sola la Chiesa locale nella sua opera di assistenza». Monsignor Giovanni Pietro Dal Toso, segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum sintetizza così a «L’O sservatore Romano» il senso della sua recente missione in Siria. Quattro giorni di viaggio, dal 28 al 31 ottobre, in cui si sono susseguiti gli incontri con diverse istituzioni, in particolare cattoliche, che in questo momento di crisi stanno realizzando attività di assistenza umanitaria nel Paese mediorientale. Tra questi incontri la partecipazione, a Damasco, all’assemblea di autunno dei vescovi siriani, che nel corso dei lavori hanno, tra le altre cose, rivolto un severo richiamo alla comunità internazionale perché metta fine al traffico di armi che alimenta la guerra e lanciato un appello alle coscienze dei cristiani affinché resistano alla comprensibile idea di fuggire dalla propria terra. Ad oggi, ricorda il segretario di Cor Unum sono circa dieci milioni i siriani, tra profughi e rifugiati, che necessitano di assistenza. «Ci sono conseguenze della guerra nella vita quotidiana che si amplificano sempre più con il passare del tempo: l’assenza di un lavoro, l’impoverimento generale, le estreme di difficoltà di far funzionare le scuole». In questo senso, «nonostante il grande sforzo di assistenza, i bisogni della gente sembrano più vasti oggi». Per questo la missione a Damasco ha avuto come principale obiettivo quello di «accompagnare» la Chiesa locale e le numerose organizzazioni — una quarantina tra realtà siriane e internazionali — nella fondamentale opera di assistenza. Secondo dati in possesso di Cor Unum e riferiti allo scorso agosto, ben 2 milioni e 200.000 persone hanno potuto beneficiare degli aiuti. Di questi 600.000 in Siria. Gli altri nei Paesi vicini: Libano, Giordania, Turchia. Soprattutto — ha aggiunto monsignor Dal Toso — «si è particolarmente apprezzato l'impegno del Santo Padre e della Santa Sede per sostenere le comunità cristiane e tutta la popolazione che soffre per le conseguenze del conflitto e per invitare le diverse parti al dialogo e alla riconciliazione».
Fabrizio Contessa
© Osservatore Romano - 3-4 novembre 2014