In attesa di poter tornare
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- Creato: 23 Dicembre 2014
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ERBIL , 23. «Ci stiamo preparando al Natale nella sofferenza, ma con il conforto della preghiera. È la prima volta che passeremo il Natale lontano dalle nostre case e dalle nostre chiese, come sfollati e rifugiati». È quanto ha dichiarato da Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, monsignor Amel Shamon Nona, arcivescovo di Mossul dei Caldei, dove da qualche mese si è rifugiato in seguito all’avanzata delle milizie del cosiddetto Stato islamico (Is). Erano i primi giorni di agosto quando venne costretto a lasciare Mosul, assieme alla sua gente, per non convertirsi, per non rinunciare alla fede. Da allora sono state chiuse le chiese, altri luoghi di culto sono stati distrutti, trasformati in prigioni oppure occupati dai militanti islamici. «Qui a Erbil — ha raccontato l’arcivescovo al Sir — e più in particolare nel sobborgo cristiano di Ankawa, e in altri due villaggi limitrofi, ci sono circa 12.000 famiglie cristiane rifugiate. Fuori Erbil, invece si stimano ce ne siano altre 8.000. Cerchiamo di aiutare tutti grazie al sostegno della Santa Sede, di tante organizzazioni caritative, come Aiuto alla Chiesa che soffre e di numerose Chiese. Tra queste un ringraziamento particolare va alla Conferenza episcopale italiana che ci sostiene attraverso la Caritas, la quale lavora a stretto contatto con quella irachena. Molte di queste famiglie vivono in strutture messe a disposizione dalle istituzioni e dalla Chiesa, in tende e ricoveri di fortuna». Nonostante la precarietà, ha spiegato monsignor Nona, «si comincia a notare qualche timido segno di festa grazie anche a tanti giovani volontari di questa zona. L’augurio è regalare un sorriso a tutta questa gente. Stiamo preparando doni per i bambini per alleviare in qualche modo disagi e sofferenze. È importante che la nostra gente senta il sapore della festa perché la fede che professiamo è forte più di ogni sventura. La venuta di Gesù ci dona la forza di continuare a vivere tutto ciò che la fede ci chiede. Pregheremo che il Signore nasca di nuovo in mezzo a noi, rifugiati e sfollati, e ci guidi per tornare in pace alle nostre case, alle nostre terre. La messa di mezzanotte — ha sottolineato monsignor Nona — sarà celebrata dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, in una grande tenda davanti a gruppi di famiglie di sfollati e rifugiati». Il presule, infine, ha ricordato che «in questo Natale prego Gesù perché possa donare a tutti noi la speranza di continuare a vivere nella fede. Prego affinché possa mettere nel cuore dei responsabili e di chi governa il desiderio di pace. Non abbiamo bisogno della violenza e dell’odio ma della pace».
© Osservatore Romano 24 dicembre 2014