La visita in Egitto del patriarca ortodosso d’Etiopia Mathias
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- Creato: 21 Gennaio 2015
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IL CAIRO, 21. La «mediazione» della Chiesa ortodossa copta e di quella ortodossa d’Etiopia potrà contribuire a sciogliere le tensioni in atto tra Egitto ed Etiopia sulla questione della “Grande diga della rinascita etiopica”. È quanto rileva l’agenzia Fides a conclusione della visita compiuta la scorsa settimana in Egitto da abuna Mathias, patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia. Una visita attesa da tempo, almeno dal giugno 2013 quando — all’ep oca il Governo egiziano era controllato dai Fratelli musulmani — un viaggio in Egitto già programmato era stato annullato all’ultimo momento. Durante i sei giorni di permanenza al Cairo, il primate della Chiesa ortodossa etiope — invitato in Egitto dal patriarca copto ortodosso Tawadros II — è stato ricevuto anche dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e dal grande imam di al-Azhar, Ahmed al Tayyeb, a conferma della valenza non solo ecclesiale della visita patriarcale. Nel corso dei colloqui con il presidente e con altre autorità politiche, il patriarca abuna Mathias ha potuto così discutere con i suoi interlocutori anche del futuro della “Grande diga della rinascita”, l’imp onente opera idraulica sul Nilo Azzurro iniziata dall'Etiopia e fortemente contestata dall’Egitto. Conosciuta anche come “Diga del Millennio”, la più grande dell’Africa, l’opera promette di avere un impatto diretto su almeno ventimila persone delle comunità che vivono sull’area destinata a essere coperta dall’acqua, con ricadute più ampie sia per la produzione di energia elettrica che per l’impulso alla produzione agricola. Soprattutto, si calcola che la diga priverà gli egiziani di dodici miliardi di metri cubi di acqua all’anno. Nella conferenza stampa tenuta a conclusione della visita, abuna Mathias ha invitato gli esperti e i politici a «fare il loro lavoro» sulla questione controversa, confidando nella possibilità di trovare soluzioni condivise attraverso il dialogo. Nell’incontro avuto con il patriarca etiope lunedì 13 gennaio, anche il presidente al-Sisi aveva richiamato la necessità di trovare soluzioni politiche per preservare i diritti di entrambi i Paesi nell’utilizzo delle risorse idriche del Nilo. La visita del patriarca della Chiesa ortodossa d’Etiopia sembra così realizzare il progetto, da tempo caldeggiato da più parti, di una «mediazione ecclesiale» per contribuire a trovare un accordo che vada nella direzione della pace e della stabilità politica della regione. La visita del patriarca Mathias — rileva ancora l’agenzia Fides — ha avuto anche risvolti ecclesiali di rilievo, segnando un passo importante nel superamento di passati contrasti tra le due compagini ecclesiali. La Chiesa ortodossa d’Etiopia è stata vincolata giurisdizionalmente al patriarcato copto di Alessandria d’Egitto fino al 1959, anno in cui è stata riconosciuta come Chiesa autocefala dal patriarca copto Cirillo VI . «Il patriarca Tawadros II — ha dichiarato il vescovo di Guizeh dei Copti, Antonios Aziz Mina — ha raccontato di essere rimasto felicemente colpito dalle parole di unità e comunione ascoltate dalle labbra di abuna Mathias. Il patriarca etiope ha ripreso le parole di Gesù secondo cui l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito, solitamente riferite al matrimonio, e le ha applicate ai rapporti tra le due Chiese, riaffermando così la piena unità tra la Chiesa ortodossa d’Etiopia e la Chiesa copta».
© Osservatore Romano - 22 gennaio 2015