Tra i santi della Chiesa copta
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- Creato: 25 Febbraio 2015
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IL CAIRO, 25. Saranno ricordati e venerati come martiri ogni anno nell’ottavo giorno del mese di Amshir, che corrisponde al 15 febbraio del calendario gregoriano. Si tratta dei ventuno copti egiziani uccisi barbaramente in Libia dalle milizie affiliate al sedicente Stato islamico per il solo fatto di essere cristiani. Lo ha deciso il patriarca della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II , che ha stabilito che la loro memoria sia iscritta nel Synaxarium , il libro che raccoglie l’elenco dei santi della Chiesa copta, e che ciò avvenga per l’8 del mese di Amshir, nel giorno cioè in cui è stato diffuso il video della loro macabra uccisione. Una decisione tanto più importante se si considera che per quella data il calendario liturgico copto prevede una festa importante come la Presentazione di Gesù al Te m p i o . La diffusione del video in cui si vede chiaramente come i ventuno copti pronuncino il nome di Gesù prima di venire uccisi ha suscitato profonda commozione in tutto l’Egitto, in cui pure i cristiani sono soltanto poco più del 10 per cento della popolazione. Così, dopo avere proclamato sette giorni di lutto nazionale per i martiri della Libia, il presidente Al Sissi ha anche annunciato che autorizzerà la costruzione, a spese dello Stato, di una chiesa in loro nome a Minya, la città di cui erano originari e che è anche quella dove il maggior numero di chiese vennero devastate durante gli attacchi estremistici dell’estate 2014. Su iniziativa del santo sinodo della Chiesa ortodossa copta, nel frattempo, è stata istituita una unità di crisi allo scopo di raccogliere dati e notizie su tutti gli egiziani che si trovano ancora in Libia, in modo da favorirne la rapida evacuazione e il ritorno a casa. Il Comitato di crisi — secondo quanto assicurato da fonti locali riportate dall’agenzia Fides — fa capo ad Anba Raphael, segretario del santo sinodo, e sta raccogliendo in particolare informazioni tra le famiglie dei copti emigrati in Libia per motivi di lavoro, per poi provvedere al loro rientro in coordinamento con le istituzioni militari e civili egiziane. L’indicazione rivolta alle famiglie è quella di fornire al comitato, entro il 28 febbraio, notizie utili che aiutino a contattare i propri parenti emigrati in Libia, per poi elaborare piani di rimpatrio dalle varie regioni libiche, a partire da quelle più interessate dai conflitti.
© Osservatore Romano - 26 febbraio 2015